Crescere con Star Trek di Massimiliano Martini – Anteprima

ESSERE TREKKER OGGI

«Papà, da quando esiste Star Trek

Tutto è iniziato così, con l’innocente domanda di una bambina di 6 anni a un padre di 41. Fortunatamente avevo la risposta pronta.

«Da quando l’uomo ha guardato le stelle e ha desiderato raggiungerle».

In quella semplice frase stavo cercando di trasmettere a mia figlia quello spirito di speranza e meraviglia che mi pervade ogni volta che guardo un episodio di Star Trek, qualunque sia la serie di cui faccia parte.

Star Trek, ha il potere di dare al genere umano la possibilità di immaginarsi migliore di come è. Ogni episodio – almeno quasi ogni episodio – propone un messaggio, a volte cerebrale, a volte buffo, a volte semplice, in grado di farci crescere. Possiamo immaginare una versione futura di noi stessi, migliore sotto molti aspetti, impegnata in una missione a bordo di una nave stellare. Non siamo conquistatori o invasori, siamo spinti solo dal desiderio di conoscere e di comprendere. Star Trek insegna che, nonostante le avversità che possiamo trovare sul nostro cammino, non dobbiamo mai arrenderci, dobbiamo andare avanti con coraggio e alimentare sempre più la sete di conoscenza. Star Trek è un baluardo contro l’ignoranza, contro il razzismo, il sessismo e la guerra. Sempre.

Mentre ripetevo nella mia mente tutti questi ragionamenti, cercando di organizzarli in un discorso comprensibile per una bambina, gongolando come solo un padre Trekker, ovvero “fan di Star Trek”, può fare quando la propria figlia manifesta finalmente un concreto interesse per la sua stessa passione, avevo lasciato che il televisore continuasse a mostrare le immagini dell’episodio che stavamo guardando. Non potevo sapere che un’altra domanda, ben più difficile della precedente, stava per piovermi addosso.

«Papà, perché quell’uomo indossa una gonna?»

Lei aveva già visto alcuni episodi di Star Trek, ma non quello “con la gonna”, perché il succitato padre aveva provato sin dai suoi primi momenti a porla davanti a scene tratte dai film e dagli episodi e, come ultima spiaggia, a tutte le 22 puntate della pionieristica Serie Animata degli anni ‘70. La passione, però, non era mai nata.

Nessuna nave stellare, nessuna maglietta colorata e nessun stravagante alieno avevano avuto un forte impatto su di lei come una gonna indossata da un uomo. Sia chiaro: non sto parlando del kilt che “l’Ingegnere dei Miracoli” Scotty indossa in almeno tre episodi della Serie Classica; mi riferisco bensì a quella inusuale divisa da uomo con la gonna che si vede nel primissimo episodio della serie Star Trek: The Next Generation intitolato Incontro a Farpoint.

Un passo indietro.

Se avete capito tutto quello che ho scritto nelle poche righe soprastanti allora fate parte di quell’ampio gruppo di persone che conoscono Star Trek e, in qualche modo, lo apprezzano. Forse non sarete conoscitori profondi di ogni aspetto della saga, ma vi sapete orientare tra parole e frasi come “Energia!”, “Attivare!”, “Sono un dottore, non un… (aggiungete qualunque altra professione a vostro piacimento)”, “Velocità a curvatura”, “Phaser”, “Klingon” e… basta così! Siete un Trekker!

Se invece vi siete persi a “quell’uomo indossa una gonna” allora, forse fate parte di quel gruppo di persone, ancor più ampio, che conosce Star Trek perché se l’è ritrovato davanti tra un episodio di Beverly Hills 90210 e Baywatch, o perché per un certo periodo lo trasmettevano prima dei cartoni animati. Insomma, fate parte di un nutrito gruppo di persone che è entrato in contatto con una delle tante incarnazioni della saga e ha deciso che era carino guardarla, ma senza impegnarsi troppo.

Ovviamente esiste un terzo gruppo di persone, quello che non conosce Star Trek, o lo conosce solo per sentito dire o per associazione di idee con “un tizio con le orecchie a punta”; ma se state leggendo questo testo, difficilmente fate parte di questa minoranza.

Prendendo per assunto che apparteniate a una delle prime due categorie, probabilmente avrete un approccio a Star Trek differente a seconda del gruppo.

Partiamo dalla seconda casistica, quella che potremmo definire “dello spettatore occasionale”. Per voi Star Trek è un prodotto da intrattenimento come un altro. Nelle avventure della nave stellare Enterprise voi trovate 45 minuti di svago, un gruppo di personaggi che affronta una situazione misteriosa e pericolosa, incontra buffi alieni, spara qualche colpo di phaser, qualche siluro fotonico, risolve la situazione e si prepara per una nuova avventura. I personaggi sono stereotipati e, a seconda di quale serie stiate guardando, potete trovare il capitano donnaiolo e spavaldo, oppure quello riflessivo e diplomatico – ce n’è perfino uno che è padre e vedovo – oppure una donna tutta d’un pezzo che alterna atteggiamenti materni alla delicatezza di una tutrice teutonica tra le Alpi svizzere.
In tempi più recenti potreste trovarvi davanti un capitano che esplora lo spazio per la prima volta e perfino a una nave stellare senza capitano. Che siate incappati in un episodio della
Serie Classica (col capitano Kirk), di The Next Generation (Picard), di Deep Space Nine (Sisko), di Voyager (Janeway), di Enterprise (Archer) o di Discovery (e qui trovare il capitano titolare è raro come un loto nero in mano a un viandante dimensionale…) vi siete persi il significato più profondo di Star Trek.
L’esplorazione dello spazio diventa, in mano a sceneggiatori cresciuti con le parole severe del creatore della saga, Gene Roddenberry, l’esplorazione dell’essere umano, della sua evoluzione come individuo e come specie.
Star Trek è l’unica utopia fantascientifica che propone un futuro in cui gli uomini, seppur tra tante difficoltà, riescono a migliorarsi. E non è la tecnologia avanzata a fare la differenza, ma la consapevolezza che con il rispetto e la collaborazione si possano abbattere ogni tipo di barriere, da quelle culturali a quelle religiose, da quelle di razza a quelle di genere, elevando la conoscenza al di sopra di ogni ragione di conflitto. Ed ecco che una gonna indossata da un uomo diventa un simbolo.

Se tutto questo lo sapevate già, allora fate parte di quel primo gruppo di persone che apprezzano Star Trek e che lo hanno seguito negli anni, che ne hanno compreso il significato nascosto tra le pieghe dell’estetica mediatica, forzatamente condizionata dalla necessità di vendere un prodotto alle televisioni generaliste o al cinema. Siete quelli che hanno deciso di credere in quell’ideale che Star Trek professa e che sono andati oltre le dinamiche commerciali che inevitabilmente pervadono una saga di questa portata (che esiste da più di 50 anni). Siete coloro che sanno, come dice un noto mantra vulcaniano, che “infinite diversità” convergono “in infinite combinazioni” e che credono che il nostro futuro possa essere migliore del nostro presente. Siete come quel padre di 41 anni che si trova davanti a una figlia di 6 che vuole sapere perché un uomo indossa una gonna!

Crescere con Star Trek è uno dei quattro saggi del volume The Stories They Are A-Changin’. Il libro è disponibile a questo link. 
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