Meadow City – Prima Parte – Bepi Vigna

PREMESSA

Gli avvenimenti narrati, i luoghi e i personaggi di questo racconto, sono in gran parte ispirati alle dettagliate annotazioni contenute in un manoscritto acquistato nel 1997 dall’amico Richard Beauregard, presso un rigattiere di Berkeley, in California.

All’interno di una copertina in cuoio, uniti da una rilegatura artigianale, vi erano una cinquantina di fogli ingialliti, che sulle due facciate riportavano una serie di appunti redatti di pugno, intorno al 1912, da un ingegnere americano di nome Clayton Boywer.

Nel periodo in cui si trovava a Panama per lavorare allo scavo del Canale, Boywer trascrisse quanto, a suo dire, gli era stato narrato da un medico di nome Utter.

I fatti riportati sarebbero realmente accaduti nella primavera del 1880 in una cittadina dell’ovest americano e potrebbero avere ispirato una dime novel1 intitolata “A star in the dust”, scritta da un certo M. J. Pittman, pubblicata dalla casa editrice Street & Smith di New York, nel 1893.

Richard ha tradotto in italiano il testo di Boywer e me lo ha affidato perché ne ricavassi un racconto. Io ho rielaborato il materiale, restando sostanzialmente fedele ai fatti riportati; mi sono preso solo la libertà di delineare alcuni caratteri, secondo quanto suggeriva la mia fantasia e di colmare alcuni passaggi temporali e logici. Ho aggiunto anche alcune annotazioni di contorno, che ho ritenuto necessarie per dare unità e coerenza alla vicenda e ho inserito le note a piè di pagina, utili per inquadrare il periodo storico in cui si sarebbero svolti i fatti.

Le ricerche per tentare di individuare i luoghi descritti – condotte da Richard, con il prezioso aiuto di Michael Salimbeni – non hanno portato a esiti certi. È possibile, però, che Meadow City, la cittadina dove si svolsero i fatti, possa essere identificata nei resti di un piccolo centro abitato che sorgeva in una valle al confine tra l’Arizona e la California del sud.

La vegetazione ha ormai ripreso possesso di quei luoghi e tra i pochi e scheletrici ruderi ancora visibili si fa fatica a identificare il tracciato di quella che un tempo doveva essere la main street. A meno di un miglio di distanza, però, è possibile individuare il letto di un fiume, oggi quasi completamente prosciugato a causa della costruzione di una diga, che potrebbe essere lo Stockton River di cui si parla nel manoscritto.

Purtroppo, il testo originale dell’ingegner Boywer è andato distrutto qualche anno fa nell’allagamento dello scantinato della casa di Richard, in Waller Street, a San Francisco.

Richard Beauregard è scomparso nel settembre del 2017. Questo libro è dedicato alla sua memoria.

B. V.

CAPITOLO I

Meadow City era una piccola isola felice, sperduta nell’oceano di praterie e montagne del Far West americano, un grande territorio che ai tempi di questa storia aveva ancora degli angoli inesplorati.

Oggi nessuno ricorda più Meadow City: la sua esistenza è stata troppo breve. Eppure, un tempo e per almeno una trentina d’anni, fu una cittadina fiorente e piena di vita, sebbene sorgesse lontano dalle principali piste che conducevano verso l’Ovest.

Era chiamata “la Città senza Dio”, perché non vi era mai sorta alcuna chiesa. L’avevano fondata dei cercatori d’argento che avevano lasciato le Colline Pallide una volta constatato che da quelle parti era rimasto ben poco di cui arricchirsi2: dopo mesi di fatica e inutili speranze, molti minatori desideravano cambiare mestiere. Poco più a valle, lungo lo Stockton River, il terreno sembrava fertile e alcuni decisero di fermarsi per provare a coltivare orzo, granoturco, patate, rape, fagioli e cicoria.

Il nome Meadow non era dovuto alla grande distesa d’erba che i minatori si trovarono davanti3 – come riportato in qualche guida turistica del vecchio West – ma al nome di Stanislao Meadow, ex cacciatore e commerciante di pelli, colui che scelse il pianoro su cui era sorto il primo insediamento dei cercatori d’argento per aprirvi il Meadow Warehouse, un magazzino dove oltre al pessimo whiskey di frumento, che distillava lui stesso, vendeva pellicce, carne secca, sementi e attrezzi.

La cittadina divenne così un centro agricolo e del commercio delle pelli, ma vi si allevavano anche ovini e cavalli. Ogni settimana vi erano dei carri in partenza per i principali mercati della California e dell’Arizona.

Con l’arrivo di Milton Stark, destinato a diventare il padrone di tutti i terreni migliori oltre la riva est dello Stockton, ebbe inizio anche l’allevamento di capi bovini.

Qualcuno sussurrava che, da giovane, Stark fosse stato uno dal grilletto facile e avesse sulla coscienza più di un omicidio, tanto da meritarsi il soprannome di Killer Stark. Sembrava anche che avesse costruito la sua fortuna iniziale in Texas, rubando il bestiame che si disperdeva dalle mandrie altrui. Di sicuro, in Texas non doveva tirare un’aria buona per lui, dato che aveva preferito andarsene per stabilirsi in un luogo appartato come Meadow City.

Una volta sistematosi, Stark aveva acquistato i migliori appezzamenti della zona e in seguito aveva fatto arrivare una mandria dall’Oregon, diventando in breve tempo il più grande allevatore della regione.

I soliti bene informati, quelli che non mancano mai nemmeno nelle cittadine sperdute, sostenevano che la maggior parte della sua terra Stark non l’avesse ottenuta legalmente, ma estorta con le minacce o con l’inganno ai coloni che l’avevano avuta in concessione dal Governo. Probabilmente c’era qualche fondamento di verità in tutte queste storie, dato che Rod McGregor, stabilitosi laggiù con suo zio Timothy più o meno nello stesso periodo in cui era arrivato il vecchio Stanislao Meadow, sosteneva con decisione che le carte della loro concessione4 fossero state falsificate. Secondo McGregor, in origine la loro proprietà comprendeva anche alcuni acri oltre lo Stockton, in quella zona che la gente del posto chiamava “la Quercia bruciata”; per lui era indubbio che fosse stato Stark a fare l’imbroglio, con la complicità dei commissari mandati dal Governo per verificare i confini delle concessioni, dopo la grande alluvione che aveva modificato il letto del fiume. Tutto questo era sostenuto da Rod con fermezza, benché nel periodo in questione lui non si trovasse nemmeno a Meadow City, ma fosse dalle parti di Sacramento, dove si era trasferito per lavorare nel Pony Express5; era comunque del tutto sicuro che esistesse una vecchia mappa con la quale avrebbe potuto provare ogni cosa. Il problema era che non sapeva dove fosse, perché prima di morire suo zio Timothy non gli aveva indicato dove l’avesse conservata.

Nonostante le ombre nel suo passato, col tempo Milton Stark si era guadagnato la fiducia dei concittadini, tanto che era stato eletto anche sindaco della città, prima che egli stesso decidesse di rimettere la carica nelle mani di Gordon Plummer, suo amico e uomo di fiducia, il quale l’avrebbe conservata per più di vent’anni.

A far guadagnare rispettabilità all’allevatore contribuì, inoltre, il suo matrimonio con Johanna Mary McGill, nipote del reverendo Virgil McGill di Saint Louis.

Johanna Mary, cresciuta negli agi, era impreparata alla vita nel ranch. Era il 1853, quando Stark l’aveva portata per la prima volta nella valle dello Stockton; appena giunta nella tenuta del marito la giovane sposa aveva iniziato a soffrire di un male sconosciuto che le provocava forti emicranie, costringendola a trascorrere intere giornate sdraiata a letto, nella penombra della sua camera.

Per farla sentire meno sola, Stark aveva convinto sua sorella Victoria a lasciare il Texas per vivere al ranch e fare compagnia alla cognata. Ma neanche quella mossa era servita granché. Il malessere non si era placato.

Con ogni probabilità, era proprio a causa della salute cagionevole che Johanna Mary aveva difficoltà a rimanere incinta; Stark, allora, aveva fatto arrivare dal Messico un medico, un certo Leopold Carrasco, perché visitasse la moglie e le prescrivesse una cura efficace. Lo specialista aveva fatto il miracolo e dopo solo un mese dal suo arrivo al ranch, Joahnna Mary si era ritrovata in dolce attesa.

Fu una gioia di breve durata per Milton: la donna, infatti, morì in seguito alle complicazioni del parto.

Milton junior, presto chiamato da tutti soltanto Junior, venne allevato dalla zia Victoria, che provvide a viziarlo e a fargli credere che gli Stark fossero i padroni della valle per diritto divino.

Non molto tempo dopo la morte della moglie di Stark, giunse da quelle parti una carovana di pionieri6. Erano diretti in California, ma la loro guida li aveva abbandonati prima di entrare in Arizona e loro avevano vagato a vuoto per settimane, cercando invano di reimmettersi nella Old Spanish Trail7. Una volta giunti casualmente a Meadow erano talmente stremati dal viaggio che decisero di fermarsi, giudicando inutile fare altra strada solo per avere la futile soddisfazione di vedere l’oceano Pacifico.

Quando scoppiò la guerra tra il Nord e gli Stati confederati del Sud8, a Meadow City se ne accorsero in pochi. A lasciare la città per andare a combattere furono solo i due fratelli Pemberton, conosciuti perché non facevano altro che insultarsi e darsele ogni santo giorno. Frank si era unito ai Confederati e Gedeon, all’esercito dell’Unione. Il primo aveva perso la vita nella battaglia di Mine Run, in Virginia, nel 1863; il secondo era stato fatto prigioniero e rinchiuso a Camp Sumter, ad Andersonville, in Georgia. Quando anni dopo Gedeon fece ritorno a Meadow City, era ridotto così male che si faceva fatica a riconoscerlo. S’impiccò qualche tempo dopo, nella vecchia miniera dove da ragazzo aveva sognato di trovare l’argento.

Passata la guerra, la piccola città sotto le Colline Pallide crebbe parecchio, soprattutto quando si diffuse la notizia che la Southern Pacific9 avrebbe fatto arrivare fin laggiù la ferrovia.

Un tedesco, Pete Schamoni, aprì una taverna; poi vennero, nell’ordine: un’armeria, una banca e una casa da gioco. Quest’ultima era gestita da un certo Tiberius Morrison, di New Orleans, il quale aveva fatto i soldi con qualche puntata fortunata alla roulette sulle bische galleggianti del Mississippi.

È possibile che anche Morrison avesse più di uno scheletro nell’armadio, se tra tutti i posti del mondo era finito a Meadow City. Quando era morto per un attacco di cuore, sua moglie Pearl aveva deciso di disfarsi dell’attività, cedendola a Gladis Roscoe e a suo marito Mazur, che conosceva dai tempi in cui aveva fatto parte della compagnia di Jack Langrishe10, il famoso attore.

Gladis era una donna ciarliera che pesava più di cento chili, Mazur un polacco minuto e discreto, che non diceva mai una parola in più del necessario. In precedenza i due avevano gestito un teatro a Silver City, ma erano dovuti andare via a causa di un certo reverendo Seymour, il quale aveva messo contro di loro il sindaco e i maggiorenti della città. Decisi a trasferirsi in un luogo più tranquillo, i due avevano identificato nella valle dello Stockton River il posto ideale dove riprendere la loro attività. L’illusione era durata solo qualche anno, perché la linea della ferrovia non era stata più realizzata. Molti di quelli che erano giunti fin lì convinti di fare fortuna chiusero le attività e partirono e per la città iniziò un inesorabile declino.

Gladis e Mazur, tuttavia, decisero di restare, trasformando la casa da gioco in un bordello, chiamato The Long Branch: i costi di gestione non erano maggiori e i guadagni erano più costanti. Assunsero come pianista un certo Boney Jones e a lato del bar realizzarono un palchetto, sopra cui le ragazze potevano esibirsi come ballerine; al piano di sopra, dove un tempo vi erano gli appartamenti dei Morrison, vennero ricavate alcune stanze dotate di letti con soffici materassi di piume e tinozze di ghisa: pagando un supplemento gli avventori potevano avere in camera, oltre a una ragazza, anche qualche secchio d’acqua calda, un pezzo di sapone e una caraffa di caffè o del whiskey.

Poco tempo dopo l’apertura del nuovo locale, un gruppo di donne di Meadow aveva dato vita alla “Lega della Moralità”, nata con due principali obiettivi: raccogliere i fondi per costruire una chiesa Battista e far chiudere il Long Branch.

In attesa che sorgesse un vero luogo di culto, ogni sabato mattina, nella scuola ospitata nel vecchio granaio dei Pinewood, Loretta Wilson e Rose Tremontini leggevano ai loro concittadini le Sacre Scritture. Frequentare quelle riunioni significava essere annoverati tra la gente per bene di Meadow City, ma spesso il pubblico maschile che ascoltava la lettura della Bibbia era lo stesso che la sera si ritrovava da Gladis e Mazur.

Tutti erano certi che, prima o poi, la Lega della Moralità avrebbe trovato i soldi e la chiesa sarebbe stata edificata: il problema vero sarebbe stato convincere un pastore a trasferirsi in una città che appariva ormai sempre più un isolato avamposto della civiltà.

Intorno al 1880 a Meadow City c’erano una sessantina di case, quasi tutte lungo la main street. Lo store di Stanislao Meadow era stato ereditato dai suoi due figli, i gemelli Steve e Solomon, entrambi con i capelli rossi come quelli della loro madre, una prostituta irlandese che il vecchio aveva fatto arrivare da quelle parti molti anni prima per sollazzare i minatori.

C’era anche una tipografia, che oltre a stampare biglietti di auguri e manifesti mortuari, pubblicava con periodicità irregolare il “Meadow Herald”, un foglio che non aveva mai superato le cento copie di tiratura. L’editore era Rudolph Cartwright, un ex quacchero cacciato anni prima dalla sua comunità per comportamento immorale. Rudolph, prima di partire per tentare la fortuna nell’Ovest, aveva lavorato in una stamperia di Boston e una sera aveva vinto al poker la macchina tipografica del suo datore di lavoro. Quando non stampava il giornale, Cartwright faceva il falegname: se in città qualcuno tirava le cuoia era lui che costruiva le casse da morto e si occupava delle esequie funebri.

Medico e cavadenti era Charlie Pierce, chiamato da tutti Doc Charlie, un tipo particolare, sempre ben vestito, profumato e dai modi raffinati; si distingueva perché portava un capello a tuba. Nessuno sapeva con certezza se avesse davvero studiato medicina. Tiberius Morrison ricordava di averlo già incontrato molti anni prima ad Abilene, ma giurava che all’epoca facesse il barbiere. In ogni modo, Pierce si spacciava anche per farmacista, dato che aveva una certa pratica con la medicina indiana: conosceva le ricette di unguenti contro le ustioni e le formule di intrugli buoni per curare il mal di stomaco.

Doc Charlie era arrivato a Meadow per raggiungere il suo vecchio amico Pete Schamoni, il proprietario della taverna. Si diceva che fosse stato proprio Pierce a dare al tedesco i soldi per aprire il locale. Quasi a compenso, il ripostiglio nel retro era di diventato il luogo dove Doc, oltre a dormire, visitava e praticava suture e salassi. Quando invece non svolgeva le sue prestazioni da medico, trascorreva il tempo seduto a uno dei tavoli, a cercare di portare a compimento il solitario che lui chiamava “della grande Caterina”, perché pare che fosse il gioco prediletto dall’imperatrice Caterina II di Russia11.

I due compari erano molto diversi: affabile e buon conversatore Charlie, taciturno e scontroso Pete; l’uno smilzo, elegante, sempre sbarbato di fresco, l’altro più trasandato, sovrappeso e con un barbone incolto che gli copriva metà del petto. Era raro vederli scambiare qualche parola durante la giornata, ma ogni sera, quando la taverna chiudeva, Pete preparava la cena per sé e per l’amico e dopo aver mangiato i due si trattenevano a bere qualche bicchiere di whiskey, parlando piano e scambiandosi spesso sorrisi e sguardi d’intesa.

NOTE

1. La dime novel è un genere di racconto popolare, diffuso negli Stati Uniti alla fine del XIX secolo. Il suo nome allude al basso costo della pubblicazione (un dime corrispondeva a 10 cents) oltre che alla scadente qualità della veste editoriale. Gli autori traevano ispirazione direttamente dal mito del vecchio West e i protagonisti delle storie erano spesso pistoleri, sceriffi e banditi.

2. In California, la corsa all’argento e all’oro iniziò il 24 gennaio 1848, nella Sierra Nevada, quando il pioniere svizzero Johan Sutter scoprì un filone aurifero. Si sviluppò un flusso migratorio imponente, che coinvolse anche migliaia di disperati in cerca di fortuna. Pochi, però, riuscirono a diventare ricchi. La maggior parte dei cercatori, infatti, trovò metallo prezioso appena sufficiente a garantire il sostentamento quotidiano. Sutter era arrivato in America in cerca di fortuna nel 1834, stabilendosi sulle rive del fiume Sacramento. Lì ottenne dal governo messicano una concessione per costruire un fortino contro gli statunitensi. Nonostante ciò, quando il territorio venne poi invaso dai coloni, Sutter stabilì buoni rapporti con i nuovi padroni. Il filone aurifero venne scoperto da un suo carpentiere, James Wilson Marshall, mentre lavorava alla costruzione di un canale di scolo che serviva al mulino di una segheria. La pepita, inviata all’Istituto Nazionale per avere conferma della natura del materiale, pesava 85 milligrammi. Sutter tentò di mantenere segreta la notizia, ma questa si diffuse molto rapidamente e migliaia di cercatori accorsero da tutto il mondo. In questo modo nacquero in California le prime città, con l’apertura di banche, officine, saloon, bordelli. Solo alcuni centri, però, diventarono insediamenti stabili: molti altri decaddero dopo l’esaurimento delle vene aurifere.

3. Il termine “Meadow” in inglese significa “prato”.

4. L’Homestead Act, firmato da Lincoln nel 1862, garantiva a tutti coloro che ne avessero fatto richiesta, il possesso di 65 ettari di terreno nei territori selvaggi (tutti quelli al di fuori delle 13 colonie originali). Per aggiudicarseli bisognava avere almeno 21 anni, non aver mai combattuto contro gli Stati Uniti, coltivare il terreno assegnato, viverci per almeno 5 anni e aver apportato migliorie alla terra. Ogni acro veniva assegnato al costo di un dollaro.

5. Il Pony Express fu un servizio di recapito della posta per mezzo di corrieri a cavallo che si alternavano tra St. Joseph (Missouri) e Sacramento (California). Nel periodo precedente la Guerra di Secessione fu il mezzo di comunicazione più diretto tra l’est e l’ovest, riducendo i tempi di recapito della posta a circa dieci giorni. Il servizio fu attivo dall’aprile del 1860 all’ottobre 1861 e venne soppiantato dall’avvento del telegrafo.

6. Tra il 1840 e il 1860, circa 360.000 persone migrarono dall’Est dirette verso le regioni occidentali del continente americano.

7. Una delle piste che collegava gli insediamenti del New Mexico settentrionale con la California meridionale. Tracciata in parte da esploratori spagnoli alla fine del XVI secolo, era lunga circa 700 miglia e attraversava zone di alta montagna, aridi deserti e profondi canyon.

8. La guerra di Secessione Americana scoppiò dopo che gli Stati del Sud, dominati da un’aristocrazia di grandi proprietari terrieri che utilizzavano nelle loro piantagioni circa 3 milioni di schiavi neri, decisero di fondare una confederazione separata dagli Stati federali dell’Unione. Il Sud era favorevole al libero commercio delle merci, mentre il Nord, che viveva una forte espansione industriale e dove prevaleva un ceto capitalistico di stampo più moderno, intendeva attuare delle tariffe protezionistiche. Su questa base si inserì la disputa per l’abolizione della schiavitù, dopo l’elezione alla Presidenza di Abramo Lincoln (1860). La guerra, combattuta dal 12 aprile 1861 al 9 aprile 1865, produsse oltre 600.000 morti tra i soldati, oltre un numero imprecisato di civili. Secondo alcune stime stima, la guerra causò la morte del 10% di tutti i maschi degli Stati del Nord tra i 20 e i 45 anni e il 30% di tutti i maschi del Sud tra i 18 e i 40 anni.

9. La Southern Pacific nata nel 1885 come parte della Central Pacific Railroad, fu una compagnia ferroviaria attiva nel sud-ovest degli Stati Uniti. Aveva sede a San Francisco in California e gestiva quattro linee principali: la Overland Route tra Sacramento e Ogden, la Sunset Route tra Los Angeles e New Orleans la Golden State Route tra Kansas City e El Paso e la Shasta Route tra Sacramento e Portland.

10. John S.”Jack” Langrishe (24 settembre 1825 – 12 dicembre 1895), conosciuto come “il comico della frontiera”, fu un attore brillante, mago e impresario molto popolare, che viaggiò in lungo e in largo per tutto l’Ovest americano e in seguito divenne uno dei primi senatori dello Stato dell’Idaho.

11. Il solitario viene giocato con due mazzi di carte completi mescolati insieme. Si inizia stendendo due file orizzontali di dieci carte l’una, coperte e sovrapposte una sull’altra: quindi si sovrappongono alle due file coperte, altre due file, sempre di dieci carte, ma scoperte. Il gioco consiste nel legare fra loro le carte in sequenza discendente dal re al due, a colori alternati, rosso e nero, senza rispetto del seme. Gli assi, man mano che si presentano, vanno distribuiti come le altre carte, ma poi tolti e scartati definitivamente dal gioco. Si inizia muovendo solo le carte della quarta fila e quelle delle file sottostanti man mano che vengono scoperte. Si possono spostare più carte, purché in sequenza tra esse. Le carte delle file coperte si scoprono via via che vengono a essere liberate da quelle sovrapposte. Nel caso che fin dalle prime mosse si esaurisca completamente una delle dieci file verticali, nello spazio vuoto può essere trasportato solamente un re, da solo o con la sua sequenza. Esaurite le possibili mosse con le carte disposte come è stato detto, si ricopre l’ultima carta delle file verticali con un’altra fila orizzontale di dieci carte scoperte, che si cercherà di ricollocare nelle eventuali sequenze quando sia stata ricoperta anche da una sola carta non in sequenza. Se, nei vuoti formatisi, non è stato possibile trasportare un re, essi vengono colmati nella distribuzione della fila successiva. Ogni volta che si ottiene una sequenza completa dal re al due, la si deve togliere dal gioco: questo sarà riuscito se, esaurite tutte le carte del mazzo, man mano distribuite in successive file orizzontali di dieci carte sovrapposte l’una all’altra, si saranno completate le otto sequenze degli otto re.

 

Continua…

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Questo romanzo si compone di cinque parti.

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L’AUTORE

Bepi Vigna è nato A Baunei (Ogliastra), ma vive e lavora a Cagliari. Dopo varie esperienze in campo pubblicitario (come copywriter) e televisivo (come autore di testi e regista), si è laureato in Giurisprudenza con una tesi sulla pubblicità commerciale e ha conseguito il titolo di avvocato, specializzandosi nel Diritto d’Autore.
A partire dagli anni Novanta ha abbandonato la professione legale e si è affermato come scrittore, muovendosi tra letteratura, cinema, teatro e fumetto. Collabora da oltre trent’anni con la Sergio Bonelli Editore (
Zagor, Dylan Dog, Nick Raider, Martin Mystére, Zona X), ha lavorato anche per la Disney Italia (Topolino) e collaborato con Comic Art, Edizioni d’Arte Lo Scarabeo e altri editori. È uno degli autori delle serie di fantascienza Nathan Never e Legs Weaver, Asteroide Argo, edite dalla Sergio Bonelli Editore S.p.a., la prima con edizioni in numerosi paesi europei (Francia, Spagna, Croazia, Polonia, Grecia, Turchia), in Brasile e USA. Giornalista pubblicista ha collaborato per circa vent’anni alla pagina della cultura del quotidiano L’Unione Sarda e scritto per riviste e quotidiani nazionali. Ha pubblicato racconti, romanzi, graphic-novel e numerosi testi saggistici sui comics, sul cinema, la televisione e sulle tradizioni popolari. Curatore di mostre sul fumetto e l’illustrazione in Italia e all’estero, ha collaborato con la RAI come autore radiofonico e televisivo (Rai Gulp); ha realizzato sceneggiature cinematografiche e scritto diversi testi teatrali. Come regista ha diretto video pubblicitari, documentari e cortometraggi premiati in diversi festival. Il suo cortometraggio di animazione Nausicaa l’altra Odissea, nel 2017 è stato selezionato come “Evento speciale di apertura della Settimana Internazionale della Critica” alla Mostra internazionale del Cinema di Venezia. È il direttore artistico del Festival Internazionale NUES, fumetti e cartoni nel Mediterraneo e dirige la rivista di cinema Teorema. Ha fondato a Cagliari la prima scuola di fumetto della Sardegna che opera presso il Centro Internazionale del Fumetto di cui è direttore. Insegna Teoria e Analisi del cinema e dell’audiovisivo presso l’Istituto Europeo di Design di Cagliari.