Ray Owlers and the Red Sparks – Stagione Due – Prima Parte – Luigi Formola

Prologo – La notte della finale di Waterball: Blackmoon

Nessuno aveva mai immaginato che tutto sarebbe iniziato di nuovo dopo solo tredici anni dalla rivolta dei Red Sparks. Eppure, l’inevitabile corso degli eventi aveva riacceso la speranza in chi credeva negli ideali dei ribelli, e aveva gettato nel terrore chi aveva dovuto subire l’ira della Regina Adelia, unica e incontrastata regnante della città di BlackBay Side, nel Nord America.

L’avvicendarsi delle notizie sugli avvistamenti di Shane Bodyen in mare aperto, e l’incalzare delle ricerche da parte del Dipartimento di Esplorazione e Difesa dell’Oltrecosta sulle navi dei pescatori in cerca di una traccia di colui che aveva capitanato la ribellione, erano il segnale che qualcosa sarebbe cambiato presto.

L’ordine delle cose a BlackBay Side non poteva rimanere immutato in eterno, andava sovvertito in tutto e per tutto.

Le voci che trapelavano dal rigoroso controllo dei Dipartimenti delle Giusteregole e dei Segreti Reali su un eventuale avvicinamento di Shane Bodyen a BlackBay Side, avevano chiamato a raccolta coloro che non avevano smesso di credere che un cambiamento fosse possibile. Coloro che speravano, più di ogni altro desiderio al mondo, di liberarsi dalle catene con cui la Regina Adelia aveva regolamentato qualsiasi forma di libertà: loro erano i sognatori, e tutti si ostinavano a chiamarli ribelli, Red Sparks.

Loro sapevano che i sogni non avevano fermato il mondo, e non avrebbero lasciato la popolazione di BlackBay Side e del mondo intero in balia di un torpore che impediva realmente di vivere.

Molti avevano perso la speranza, altri, invece, erano spaventati e intimoriti, altri ancora credevano che appoggiare Shane Bodyen fosse stato un errore che avrebbero scontato sia nel ciclo di vita di andata che di ritorno.

Anni addietro, la disfatta dei ribelli aveva avuto conseguenze irreversibili su molte famiglie di BlackBay Side; che esse vivessero a Goreon, a Riverset, a Takoda oppure a Downmoon, non faceva alcuna differenza. La Regina Adelia non aveva mostrato alcuna pietà per chi aveva cercato di gettare nel caos il suo regno di buio e rigide regole.

Torture, devastazione e, ancor peggio, la punizione più temuta, più della morte stessa, il Cronoblio Totale, erano le minacce per spingere a dimenticare ciò che avevano visto e vissuto.

Innumerevoli Red Sparks catturati dopo la rivolta, avevano implorato i Guardiaronda di ucciderli pur di non essere sottoposti al Cronoblio Totale; nessuno voleva dimenticare tutto della propria vita trasformandosi in un Senzanima, un infante in un corpo di adulto che deve faticare per ritrovare la capacità di compiere anche le azioni più semplici, come camminare o imparare a sorridere.

I Red Sparks erano da bandire, le loro azioni non erano da ripetere né tantomeno da raccontare alle generazioni future. Per questo motivo, nessuno nato dopo la rivolta sapeva cosa fosse successo durante quella Primanotte di tredici anni prima. Era vietato parlarne, era vietato ricordare: la speranza che aveva mosso i Red Sparks non doveva essere riaccesa.

La Primanotte in cui il piano dei Red Sparks era fallito aveva condotto Shane Bodyen alla fuga. Il resto dei ribelli ancora in vita, e non imprigionati nelle celle fetide e anguste di Moorcliff, la pigione a Sankers Town, erano stati costretti a mimetizzarsi tra gli abitanti di BlackBay Side, fingendo che nulla fosse accaduto, così come ordinato dalla Regina Adelia.

Neanche il più arguto Consigliere Reale o il più astuto Guardiaronda avrebbe potuto sospettare che, in realtà, la linfa vitale dei Red Sparks non si era mai prosciugata del tutto e che scorreva silente tra le strade di BlackBay Side, pronta a inondare l’intera città per sostenere il nuovo prescelto.

Nessuno aveva dimenticato Shane Bodyen e la sua rivolta, e presto tutti quelli che relegavano le conseguenze delle sue gesta nell’angolo più remoto della memoria, l’avrebbero ricordato. Anche chi non aveva vissuto quei momenti di tensione e di luce avrebbe saputo quanto grande fosse stato il giocatore numero uno dei Goreon Kings, la squadra di Waterball del quartiere Goreon.

Era un eroe non dimenticato da chi lo aveva sostenuto fianco a fianco.

E quella primanotte, dopo che Ray Owlers aveva visto volare un pettirosso a due palmi di naso da lui oltre la finestra della scuola, sarebbe stata l’ultima in cui tutto era statico e immutabile.

Ray Owlers, tanto sognatore quanto timido e impaurito dalle leggi imposte dalla Regina Adelia, avrebbe iniziato presto a capire che nulla di ciò che gli capitava era casuale. Non lo sapeva ancora, ma lui era parte di un piano più grande e antico, già scritto e da portare a compimento.

Il sangue dei Bodyen scorreva anche nelle sue vene. Suo fratello Sid lo ripeteva spesso, e molto della sua vita fino a quel momento, e da quella notte ancor di più, era segnato da quel legame che, attraverso la sua defunta madre, lo avvicinava a Shane Bodyen, suo zio.

Ray, quella primanotte, in cui tutto era iniziato di nuovo, era diviso tra mente e cuore, tra la meraviglia di aver visto un animale, in un tempo e un luogo che non gli appartenevano, e la prudenza che gli aveva instillato il preside Starling, a cui aveva confessato la sua visione. Tra tutti, in particolare, non doveva farne parola con Bolt, fratello maggiore di Ray e professore di Esplorazione e Difesa dell’Oltrecosta a Blackmoon.

Il motivo gli era sconosciuto, ma l’allontanamento dell’enigmatico Bolt dalla sua famiglia e l’indifferenza sia per Nook, sua gemella, che per i fratelli minori Ray e Sid, avevano convinto Ray che non dirgli nulla del pettirosso fosse la scelta migliore.

Eppure la meraviglia di quella visione nel buio della primanotte aveva innescato una catena di emozioni ed eventi cui Ray non si sarebbe potuto sottrarre. Il volo del pettirosso nel buio della primanotte era un faro che aveva illuminato la sua anima da sognatore, e, ancor di più, era la luce e il richiamo per tanti altri come lui.

Ray pensava che la sua vita sarebbe andata avanti senza deviazioni, che sarebbe cresciuto, avrebbe frequentato l’undicesimo livello a Blackmoon scegliendo la professione da svolgere per entrambi i cicli di vita, così com’era per tutti gli alunni della scuola, e che avrebbe portato dentro di sé, fino alla fine dei suoi duecento anni, il ricordo di quella macchia colorata fluttuante oltre una finestra dell’ottavo livello.

Ray, invece, avrebbe dovuto affrontare molto presto la realtà di ciò che aveva visto, esattamente meno di due ore dopo aver lasciato l’ufficio del preside Starling, e non avrebbe mai più smesso.

Quella stessa secondanotte, nella biblioteca di Blackmoon, dove Ray e i suoi amici scontavano l’ennesima punizione scolastica, c’era qualcuno che sapeva molto più di tutti gli studenti della scuola su ciò che era accaduto tredici anni prima, e soprattutto era un sognatore, tanto quanto Ray.

Un ragazzo dagli occhi blu e dall’aria seria sedeva in un angolo della biblioteca, impegnato a seguire tutte le azioni dei quattro studenti, e, mentre fingeva di studiare illuminato dalla tenue luce di un monolumo, si chiedeva se quel giovane dai capelli neri e gli occhi pieni di sogni fosse realmente pronto ad accettare tutto ciò che avrebbe dovuto vivere per arrivare alla verità.

Il ragazzo dagli occhi blu non poteva farci nulla, sapeva che era così che doveva andare, e senza pensarci socchiuse gli occhi e sospirò, consapevole che lasciare il suo libro Animali del mondo di prima, abbandonato su un tavolo incustodito della biblioteca, poteva essere un rischio e un azzardo. Ma lui ricordava quanto fosse forte il richiamo di quel libro antico e prezioso per chi era come Ray.

Quando Ray e il suo stralunato amico Goo erano entrati in biblioteca confabulando con fare fitto e sospetto, lo sguardo del ragazzo dagli occhi blu e quello di Ray si erano incontrati per una sola frazione di secondo. Eppure, la presenza di chi aveva il sangue dei Bodyen come Ray, e l’influenza del libro aveva dilatato il tempo, creando una connessione che aveva stordito tanto Ray quanto il ragazzo dagli occhi blu.

Dopo un iniziale smarrimento, Ray aveva sorriso al misterioso ragazzo, il quale si sentì in parte sollevato: sapeva che le scelte del giovane Owlers l’avrebbero condotto sulla giusta strada. Ma quale sarebbero state le tortuose deviazioni che avrebbe incontrato prima di allora?

Sfogliò un’ultima volta il libro Animali del mondo di prima, fino a giungere alla prima pagina; carezzò con le dita il punto in cui sapeva era scritta una frase antica quanto il mondo dopo il Totalbuio, ma non era visibile a occhio nudo, non senza la luce di una Piccolastella puntata sulla pagina.

Non aveva bisogno di leggere la frase per ricordarla; la conosceva a memoria ormai da troppo tempo, e la disse a se stesso.

OCULORUM

Oltre la terra, oltre il mare, oltre il silenzio di questo mondo, oltre la gabbia della paura.

R.B.

Sperò che Ray non impiegasse troppo tempo a trovarla da solo; il caso, la fortuna e le coincidenze erano tutto ciò su cui potevano fare affidamento i sognatori per arrivare alla soluzione. In passato, Shane Bodyen aveva faticato a capire l’importanza del libro e di quelle parole, comprendendo che Animali del mondo di prima non fosse un libro qualsiasi soltanto due anni dopo averlo acquistato nella libreria del vecchio Owie a Marketmood.

Dopo alcuni minuti, il ragazzo dagli occhi blu comprese che era giunto il tempo di andare via, e di lasciare che gli eventi facessero il loro corso.

Ray, Sid, Goo e Lyla erano impegnati a sistemare i libri sugli scaffali, e sotto lo sguardo divertito di Miss. Greegram parlavano della finale di Waterball tra i Goreon Kings e i Downmoon Knights che si sarebbe giocata quella stessa Secondanotte.

Il modo in cui si punzecchiavano tra loro con battute e sguardi pieni di divertimento e sfida, ricordavano al ragazzo dagli occhi blu un tempo ormai andato e lontano.

Osservò i quattro studenti ancora per un istante, e riuscì vivamente a immaginare gli altri tre al fianco di Ray nella sua lunga avventura. Non aveva dubbi che li avrebbe ritrovati insieme al giovane Owlers quando sarebbe stato il momento. Sarebbero stati sempre loro, ma nel frattempo, avrebbero scoperto cosa significasse avere speranza.

Il ragazzo dagli occhi blu chiuse il libro, si alzò e, senza guardare in direzione di Ray e degli altri, uscì dalla biblioteca, lasciandosi alle spalle un libro che sarebbe stato il futuro per BlackBay Side e il mondo intero.

Il corridoio dell’undicesimo livello era illuminato più dei campi di grano a FeelFields e sorrise immaginando quanto sarebbe stato bello se quella luce provenisse dal sole e non da una centrale elettrica governata dai Buiocontabili.

Arrivato alla serie di ascensori che portavano ai livelli inferiori e all’uscita, guardò dietro di sé e vide tutte le aule con le porte nere chiuse fino all’ultima in fondo, quella del preside Starling. Nessuno era più a Blackmoon per le lezioni, né tantomeno altri si attardavano per studiare in biblioteca. Quella Secondanotte si sarebbe disputata una finale che era attesa da tutta la stagione.

Il ragazzo dagli occhi blu tentennò alcuni secondi, e anche se non c’erano professori o studenti in vista, non poteva intrattenersi ulteriormente all’interno di Blackmoon. Ray avrebbe trovato il libro da un momento all’altro, e non poteva incorrere nel rischio di incontrarlo nel corridoio e farsi restituire Animali del mondo di prima. Ormai quel libro non gli apparteneva più, in modo definitivo.

Le porte dell’ascensore si aprirono e il ragazzo dagli occhi blu sussultò vedendo chi ci fosse all’interno, poi senza temporeggiare sulla soglia entrò, schiacciando il pulsante del livello uno, il primo di Blackmoon dove c’era anche l’uscita. Aspettò che si richiudessero le porte prima di dire: «Il libro è incustodito, ma sarà lui a trovarlo.»

«Bene» disse soltanto l’altro uomo.

Era un momento solenne, entrambi sapevano che quello sarebbe stato un commiato, e soprattutto che tante parole erano davvero inutili.

Il ragazzo dagli occhi blu aveva soltanto una curiosità e chiese: «Chi sarà a dare l’annuncio?»

«Nebo Seville.»

«La punta dei Goreon Kings» convenne il ragazzo con gli occhi blu «non c’è occasione migliore della finale di Waterball per far sapere a tutti che è arrivato il momento di tenersi pronti.»

«Già.» asserì criptico l’altro uomo.

«Nebo è consapevole che potrebbe non uscirne vivo da ciò che sta per fare?»

«È un rischio che tutti abbiamo messo in conto. Nebo o qualsiasi altro non ha importanza. Dev’essere così.»

«I ragazzi andranno allo stadio appena avranno finito con Miss.Greegram, parlavano proprio della finale…» Il lampeggiare del pannello dell’ascensore indicò che erano al sesto livello, quasi a metà della loro corsa. Il ragazzo dagli occhi blu capì che se c’era qualcosa da dire quello era il momento. «Tu lo sapevi?»

«Altrimenti perché avrei scelto Nebo Seville per lanciare il segnale?» rispose con un mezzo sorriso l’altro uomo. «Domani sarà una Primanotte movimentata, lo sapranno tutti.»

«E i Guardiaronda raddoppieranno i pattugliamenti in tutta la città…» disse il ragazzo dagli occhi blu pensieroso, «ho bisogno di tempo!»

«Ne avrai abbastanza per tutto ciò che devi fare. E se Ray dovesse fare domande su di te… saprò come aggirare il problema. Quel che conta è che trovi ciò che gli serve, ma a tempo debito.»

I due erano giunti al terzo livello, così l’altro uomo pensò che era il momento di salutare il ragazzo dagli occhi blu, prima che si spalancassero le porte dell’ascensore. Era consapevole che non l’avrebbe più rivisto. Prese da una tasca dei suoi pantaloni una fascia nera da mettere al braccio e la porse al ragazzo.

«È stato un piacere averti come studente di Blackmoon quest’anno… Dorian Trooly!» disse l’altro uomo abbozzando di nuovo un sorriso.

«Odio questo nome.» disse irritato il ragazzo infilando a sua volta la fascia in tasca.

«Ma era necessario che questo fosse il tuo nome, lo sai.»

«Owie sa già cosa deve fare?» tagliò corto il ragazzo dagli occhi blu.

«Raccolta dei racconti della Secondanotte, sa che quello è il libro designato per Ray. Troverà la storia in cui si parla dell’uccellino Dorian e speriamo tutti che riesca a fare le giuste deduzioni.»

«Lo sai, nessuno deve aiutarlo. Nessuno!» puntualizzò il ragazzo dagli occhi blu, «Solo se sarà lui a capire ogni cosa, potrà funzionare tutto. Non dategli fretta, anche se dovesse arrivare da Owie tra un mese, o un anno… non ha importanza. Abbiamo aspettato tanto a lungo, il tempo non fa alcuna differenza.»

«Mi occuperò di tutto io.» rispose l’altro uomo in segno di giuramento nel preciso istante in cui si aprirono le porte. «Ray sarà sorvegliato e protetto, non permetterò mai che gli capiti qualcosa di terribile.»

«Questa volta mi dispiace davvero lasciare Blackmoon. Questa volta… è per sempre.» Il ragazzo dagli occhi blu era fuori dall’ascensore e non si voltò a salutare l’altro uomo. «Non si torna più indietro.»

«Buon viaggio, Dorian.» disse l’uomo, mentre fermo all’interno dell’ascensore si richiudevano le porte, pronto a risalire all’undicesimo livello, nel suo ufficio.

«Buona fortuna a te, Vincent. Prenditi cura di Ray.»

Il ragazzo dagli occhi blu, che tutti all’interno di Blackmoon avevano conosciuto come Dorian Trooly, uscì in silenzio dalla scuola cercando di memorizzare ognuna delle parole scambiate con il preside Starling. Tutto ciò che si erano detti erano le uniche informazioni su Ray che avrebbe avuto a disposizione per lungo tempo. Nessun altro l’avrebbe aggiornato lì dove stava andando.

S’incamminò lungo Blackmoon Avenue, sapendo che quello era un addio. Non sarebbe mai più tornato a Goreon fino alla primanotte designata.

Capitolo Quattordici – I consigli di Miss. Greegram

Le luci all’interno di casa Owlers, al civico 27 di Gloomer Street, erano ancora tutte spente. Nonostante la primanotte fosse iniziata da alcune ore, e Ray, Sid e Nook avrebbero dovuto iniziare a prepararsi per uscire di casa, il silenzio che avvolgeva tutte le camere era eloquente.

L’idea che Shane Bodyen potesse essere tornato per davvero occupava i pensieri dei tre Owlers presenti in casa. I loro animi erano irrequieti ma i sentimenti che popolavano i loro cuori erano contrastanti.

Sid, nel buio della sua camera, continuava a vedere davanti ai suoi occhi la fascia rossa che Nebo Seville aveva erto in aria inneggiando al capo dei Red Sparks durante la finale di Waterball; sentiva un fremito allo stomaco che lo rendeva agitato e felice allo stesso tempo. L’unica spiegazione che riuscì a dare a se stesso era quella che continuava a ripetere da sempre: nessuno sapeva per davvero se Shane Bodyen avesse fatto realmente del male e lui voleva credere che suo zio, fratello della madre Cleo Bodyen, avesse agito per il bene di tutti.

Nook, invece, rigirandosi agitata tra le coperte e il cuscino umido di lacrime versate ancora una volta durante la Secondanotte appena trascorsa, immaginava le terribili persecuzioni che avrebbero potuto subire lei, i suoi fratelli, suo padre e tutti coloro che erano legati in qualche modo ai Bodyen. La sofferenza vissuta tredici anni prima non doveva affliggere anche i suoi fratelli minori. Shane non poteva essere tornato, e cercava di convincersi ripetendolo di continuo.

Anche Ray era già sveglio, con la mentre rivolta alle ultime prime e secondenotti che aveva vissuto. Continuava a interrogarsi su come fosse possibile che, sin da quando aveva visto il pettirosso, non aveva avuto un momento di pace e di tranquillità. E l’incombente figura di Shane Bodyen sembrava essersi legata alla sua vita in un batter d’occhio senza che lui ne fosse consapevole.

Ray non aveva scelto il libro Animali del mondo di prima dimenticato da Dorian Trooly, né tantomeno poteva sapere che quel volume antico e prezioso fosse lo stesso acquistato, anni prima, da Shane Bodyen alla libreria del vecchio Owie. Tutto era assurdo, ma tutto era reale.

Si alzò dal letto con l’idea che non si sarebbe liberato presto da tutti gli interrogativi che gli attanagliavano la mente; si preparò molto prima dell’orario previsto per andare a Blackmoon nonostante avesse la testa appesantita e gli occhi gonfi per non aver dormito come necessario. Eppure, aver letto il racconto Oltre la gabbia della paura, nel libro Raccolta di Racconti della Secondanotte, aveva smorzato il timore delle conseguenze delle sue azioni, e aveva rafforzato quell’idea di libertà che, in fondo, non aveva mai capito per davvero.

Adesso, la libertà poteva essere qualcosa di molto più che una semplice illusione racchiusa in un libro: poteva essere una scelta.

Dopo le minacce dei Guardiaronda durante la perquisizione alla libreria del vecchio Owie, e aver visto di persona quanto fossero spaventosi i loro modi da bruti, Ray aveva superato il limite della paura. Nessuno l’avrebbe più intimorito.

Non sarebbe rimasto all’oscuro di tutto per entrambi i cicli di vita, non avrebbe emesso l’ultimo vagito, dopo duecento anni morendo come un piccolo feto pronto a tornare allo stato embrionale senza aver avuto qualche risposta, non avrebbe vissuto semplicemente seguendo le regole senza capirne il motivo.

I sogni hanno fermato la terra, i sogni sono fatti di colore e di calore. Il sole ci ha distrutto. Il buio ci ha salvato.

I sogni di Ray erano pieni di luce e calore, al punto che sembravano reali. Ray poteva solo immaginare quale fosse la sensazione del sole sul proprio corpo, sulla propria pelle pallida, così come aveva fatto allo stadio di Waterball circondato da potenti fasci di luce, e non riusciva a pensare che fosse un male per tutta l’umanità.

Il sole ci ha distrutto. “Perché?” s’interrogava Ray.

Il buio ci ha salvato. “In che modo?”

Adesso, Ray riusciva a comprendere perfettamente la tenacia di Sid per battersi e non essere sottomesso, perdendo quel briciolo di umanità e libertà di decisione rimasta ai cittadini di BlackBay Side. Ray voleva la verità, esattamente come aveva sempre detto anche Sid, e non si sarebbe arreso.

Nella sua testa continuavano a rigirare le parole della fiaba Oltre la gabbia della paura: Dorian, il nome dell’uccellino in gabbia nel racconto, e l’altro pennuto libero, che aveva tutta la fisionomia del pettirosso, anche se non era mai stato chiamato chiaramente con questo nome, non potevano essere semplici coincidenze.

Ray, dopo essersi vestito e aver sistemato la fascia nera sul braccio destro, sopra la camicia bianca, restò in camera con le orecchie spalancate e gli occhi vigili dato che dallo stipite della porta non penetrava alcun fascio di luce. Ray aveva temuto che Nook, quella primanotte, fosse rimasta a casa, che fosse ripiombata nel suo oblio sommersa da brividi e lacrime.

Invece, Nook chiuse la porta di casa senza disturbare i fratelli minori e si diresse a lavoro nei FeelFields a Riverset; l’orario delle lezioni a Blackmoon era a metà della primanotte, e non vi era alcuna necessità di svegliarli presto.

Ray aspettò ancora alcuni minuti in camera al buio, poi, quando le luci del vialetto di Gloomer Street 27 si spensero dopo il passaggio di Nook, scese al piano inferiore.

La Raccolta di Racconti della Secondanotte era ancora sul tavolo della cucina, esattamente come l’aveva lasciata Ray dopo cena.

Nook, scossa ancora dalla perquisizione dei Guardiaronda alla libreria del vecchio Owie, non aveva prestato la giusta attenzione alla fiaba letta da Ray. Non aveva pensato che il libro Animali del mondo di prima fosse stato venduto da Owie a uno studente che rispondeva al nome di Dorian Trooly, e non aveva visto una connessione con il nome dell’uccellino in gabbia.

Dorian, il nuovo arrivato a Blackmoon, di cui non si conosceva alcun dettaglio né del suo passato, né della sua famiglia, e Dorian, un personaggio di fantasia morto dopo anni di paure, deciso a trovare la libertà in volo solo al termine della sua vita.

Ray prese il volume dal tavolo e lo mise nella sua borsa dei libri, poi sentì il suo stomaco brontolare, ma non aveva alcuna voglia di sedersi e fare colazione. Fremeva per uscire di casa e aspettare Goo all’ingresso di Blackmoon.

Aprì la dispensa e la fame montò ancora di più; nel ripiano più alto vide una confezione di biscotti Coccomete aperta e una di biscotti Orione ancora integra. Non ebbe dubbi su cosa scegliere: strappò l’involucro dei biscotti Orione e ne infilò una manciata in una tasca della sua borsa; bevve un sorso del Cosmolatte freddo avanzato dalla sera precedente che Sid aveva lasciato sul ripiano della cucina, ed ecco che era pronto ad affrontare le lunghe ore fuori casa, alla ricerca della verità tra una lezione e l’altra.

Dal piano superiore sentì dei passi; Sid si era alzato dal letto.

Ray, per evitare che suo fratello facesse domande sul perché fosse già in procinto di uscire di casa, scrisse in fretta un biglietto e lo lasciò sul tavolo.

Ho appuntamento con Goo prima delle lezioni, ci vediamo a Blackmoon. Ray.

Non era vero. Goo sarebbe arrivato ugualmente per l’inizio delle lezioni, ma uscire prima di casa era l’unico modo per non avere Sid tra i piedi. Gli aveva promesso che gli avrebbe detto la verità su Shane Bodyen se una primanotte l’avesse scoperta, ma non poteva rivelargli alcunché del pettirosso e del legame tra i due libri. Era un mistero che doveva risolvere da sé, solo Goo poteva aiutarlo a decifrare la sciarada nel libro Animali del mondo di prima.

Sid non doveva correre alcun pericolo. Ray l’avrebbe protetto a ogni costo, anche della sua stessa vita. Era una promessa che aveva fatto a se stesso, e l’avrebbe mantenuta.

Ray chiuse la porta alle sue spalle e s’incamminò lungo Gloomer Street. I bidoni, che i residenti avevano lasciato sul ciglio dei vialetti delle loro case, erano stranamente ancora stracolmi di sacchetti d’immondizia. Gli Spazzastrada, tra cui Dustin e Bree Carter, i genitori di Goo, erano in ritardo sulla loro solita tabella di marcia.

Goreon era sempre il primo quartiere da ripulire all’inizio della primanotte, poi, gli Spazzastrada, in ordine, sarebbero passati a svuotare i bidoni di Riverset, Downmoon e Takoda. Il regolamento prevedeva che i cittadini di BlackBay Side dovessero vivere in un ambiente esterno pulito e ordinato; le strade dovevano essere pronte ancor prima che anche un solo singolo abitante uscisse da casa per recarsi a lavoro.

Per questo motivo, anche se i mezzi degli Spazzastrada partivano da Downmoon, fiancheggiando poi Riverset, dovevano iniziare la loro raccolta di rifiuti da Goreon. Era il quartiere in cui sorgeva Wilegoth Palace, la residenza della Regina Adelia, e dove lavoravano le persone più facoltose di tutta la città: non poteva esserci disordine e sporcizia tra le strade.

Quel ritardo, pensò Ray, era un’anomalia. E ogni anomalia aveva sempre delle conseguenze.

Mentre continuava a camminare, e osservava tutti i bidoni maleodoranti, nella mente di Ray s’innescò una catena di eventi che lo spaventò a morte.

Se gli Spazzastrada non avessero fatto il loro dovere in orario, i Carter sarebbero stati puniti, la loro casa sarebbe stata ispezionata, i Guardiaronda e i Buiocontabili avrebbero potuto trovare la stanza sotterranea in cui il signor Carter nascondeva l’attrezzatura per rubare concessioni di luce, avrebbero fatto domande, i Carter e Goo avrebbero subito il Cronoblio, i Buiocontabili sarebbero risaliti a coloro che acquistavano ore e intensità di luce extra, quindi avrebbero scoperto la famiglia Dows, e avrebbero potuto fare del male a Scarlett.

Il cuore di Ray si mise a battere all’impazzata. Ray, camminando sovrappensiero, non si accorse di non essere più sul marciapiede dove erano incasellate le piccole luci per indicare il percorso da seguire ma era nel bel mezzo della strada.

Ray si strofinò gli occhi che gli pizzicavano a causa delle pochissime ore di sonno e scacciò quell’affollamento di negatività dalla sua testa solo quando giunse al termine della strada e vide le luci che indicavano l’ingresso della metropolitana.

La fermata di Gloomer Street era ancora presidiata dai Guardiaronda che prestavano attenzione a tutti i viaggiatori, assicurandosi che nessuno provasse a emulare Nebo Seville con i suoi discorsi sul rivoluzionario Shane Bodyen.

Ray arrivò a Blackmoon, ancor prima che le porte della scuola fossero aperte da Miss. Greegram. Dalla strada vide le luci accese del mastodontico edificio nero, e come sempre, le finestre circolari sembravano delle piccole lune sospese nell’atmosfera terrestre.

La finestra più grande, quella dell’ufficio del preside Starling all’undicesimo livello, era illuminata più delle altre e risplendeva su tutto il quartiere Goreon. L’intensità della luce filtrava attraverso le chiome degli alberi che costeggiavano il viale di Blackmoon, e arrivava fino ai piedi di Ray che vide la sua ombra allungarsi alle sue spalle.

Gli alberi, le panchine, gli spigolosi angoli dei marciapiedi proiettavano sulla strada una loro estensione che si distingueva nell’oscurità. Era sempre una sorpresa per Ray osservare un’ombra che si modellava seguendo la potenza della luce emanata da uno dei livelli di Blackmoon; di solito, l’ombra che Ray vedeva di sé, era una piccola macchia che circondava i suoi piedi, e non si allontanava da lui sul freddo asfalto.

Ray alzò lo sguardo al cielo, e provò a scrutare le stelle come faceva sempre. Le più splendenti erano perfettamente individuabili a occhio nudo, ma la luce che proveniva da Blackmoon offuscava la visibilità del cielo buio. Nonostante tutto, Ray conosceva a memoria l’intera mappa celeste e si assicurò che tutto fosse al proprio posto. Era stato Bolt a insegnarli i nomi delle costellazioni e a riconoscere e le posizioni delle stelle quando ancora era a casa con loro. E, come ogni primanotte e secondanotte, Ray appurò che nulla era cambiato. Tutto era sempre statico.

Ray prese un biscotto Orione dalla sua borsa e si sedette su una panchina all’inizio del vialetto che conduceva a Blackmoon, così all’arrivo di Goo avrebbero avuto più tempo per parlare da soli.

I sapori dell’amarena e del cacao del biscotto Orione si mescolarono al primo morso. Ray capiva perché Goo ne fosse ghiotto nonostante la sua famiglia non potesse comprarli spesso a causa del costo elevato. I biscotti Orione erano una festa per le papille gustative.

Mentre mangiava in solitaria, Ray lasciò il suo sguardo libero di vagare per tutta l’area circostante. Esclusi i bidoni ancora pieni di sacchetti della spazzatura, ogni cosa era in ordine, pulita e inappuntabile. Sull’asfalto non era presente alcuna macchia, tutto doveva apparire in forma impersonale e asettica.

In quel preciso istante, Ray desiderò essere nuovamente a MarketMood con Nook, dove tutte le regole relative l’ordine, la pulizia delle strade, l’impeccabilità delle uniformi che tutta la popolazione doveva indossare, sparivano tra la convivialità di una locanda e le risate libere nelle stradine del mercato più frequentate dagli abitanti di Downmoon.

Ripercorse mentalmente il tragitto iniziato dopo l’ultimo gradino della grande scalinata che conduceva a MarketMood, partendo dal venditore dove Nook gli aveva comprato una sciarpa blu, passando per la caleidoscopica bottega di fiori di Madame Pomme e il banchetto di Scrocchiamùmù, fino alla libreria del vecchio Owie.

Ray fantasticava tra i momenti vissuti la secondanotte precedente, finché sbatté contro il ricordo di Warwick e i Guardiaronda e tornò alla realtà, alla panchina su cui era seduto.

Ray sentì la rabbia montargli dentro. Eppure, sapeva che se fosse stato nuovamente a confronto con Donald Warwick e l’intera squadra di Guardiaronda si sarebbe comportato esattamente allo stesso modo: fingere e mostrarsi rispettoso delle regole era l’unica scelta per non avere guai con i Guardiaronda e la Regina Adelia.

Preferì non osservare la perfezione imposta dal regolamento su ciò che lo circondava, e volse ancora una volta lo sguardo al cielo; tra le chiome degli alberi vide un’ombra che spezzava la perfetta rotondità della finestra del preside Starling all’undicesimo livello.

La sagoma sembrava guardare l’orizzonte, come era solito fare Starling. Il giovane preside trascorreva innumerevoli ore della primanotte nel suo ufficio, in cerca di soluzioni per rendere la sua scuola un posto meno austero e non governato da professori con lo stesso atteggiamento di Celsius Astarot. La superiorità di chi insegnava ai ragazzi, secondo Starling, non doveva risiedere nel tiranneggiare bensì nell’amplificare la conoscenza con dedizione e piacere.

Dopo alcuni secondi un’altra sagoma fu delineata dalla luce dell’ufficio. Ray aguzzò la vista mentre mordeva un altro biscotto Orione, ma dalla strada era impossibile identificare chi fosse l’altra persona all’ultimo piano di Blackmoon; probabilmente era suo fratello Bolt, ma preferì non pensarci oltremodo, poteva essere chiunque.

Le due figure restarono ferme a scrutare tutta la città per alcuni minuti, poi la seconda sagoma si allontanò seguita dopo poco anche dalla prima, e la finestra tornò a essere la luna rotonda più alta dell’istituto, senza alcuna macchia.

Mentre Ray era indeciso se mangiare un altro biscotto Orione o conservarne alcuni a Goo, un rumore provenne direttamente dalla strada. Due fari comparvero poco lontano dal punto in cui era seduto sulla panchina, e proiettarono un intenso fascio di luce lungo Blackmoon Avenue. Erano gli Spazzastrada.

Ray era sempre stato affascinato dai veicoli a motore che transitavano al centro delle strade. Il motivo era la loro rarità; non si vedevano spesso automobili e camion circolare nelle ore centrali della primanotte. L’unico mezzo di trasporto per i cittadini di BlackBay Side era la metropolitana che conduceva le persone da un preciso punto all’altro, senza permettere a nessuno di avere una propria libertà di spostamento oltre i confini della città.

Gli unici che avevano a disposizioni automobili e camion erano gli addetti di alcuni dei Dipartimento più rilevanti e utili: Guardiaronda, Buiocontabili, Ingegneri delle Sottocostruzioni e, infine, Spazzastrada.

La velocità con cui fu ripulita Blackmoon Avenue fu incredibile; in meno di dieci minuti tutti i bidoni delle case furono svuotati. Ray, in lontananza riconobbe i genitori di Goo e altre persone che si muovevano veloci come tante formiche operaie per poi passare all’abitazione successiva.

La fretta con cui lavoravano dimostrava che anche loro temevano le conseguenze di quel ritardo se qualcuno avesse fatto rapporto al Dipartimento delle Giusteregole.

Ray guardò la sua borsa, e la richiuse. I biscotti Orione che non aveva mangiato li avrebbe dati a Goo non appena sarebbe arrivato. Comprendeva tutti i sacrifici che i signori Carter facevano per permettere a Goo di non sentirsi un ragazzo di Downmoon che non poteva permettersi il lusso di spendere Berilli per trascorrere del tempo con i suoi amici, e sapeva quanto fosse dura. Anche mangiare un biscotto Orione avvicinava Goo a tutti coloro che vivevano a Goreon, Ray compreso.

«Che strano! Questa primanotte gli Spazzastrada sono in ritardo.» disse una voce alle spalle di Ray. «Strano, strano.»

Il rumore del mezzo degli Spazzastrada aveva impedito a Ray di sentire i passi della persona che si avvicinava e non si accorse della camminata lenta di Miss. Greegram.

«Non sapevo volessi rubarmi il lavoro,» ridacchiò amorevolmente l’anziana bibliotecaria. «vuoi le chiavi di Blackmoon?»

Ray riportò lo sguardo alla strada, mentre gli Spazzastrada giravano l’angolo e sparivano seguendo il loro percorso a Goreon, e vide Miss. Greegram davanti a sé: portava la sua consueta pesantissima borsa e gli occhiali che le davano un tocco di classe. Nulla, però, mutava l’espressione da simpatica nonnina che tutti gli studenti di Blackmoon avevano imparato a conoscere.

«Buona primanotte, Miss. Greegram.» disse Ray; spostò la sua borsa dei libri e fece spazio all’anziana donna che si sedette anche lei sulla panchina.

«Come mai sei già qui? Qualche compito ti preoccupa e non riesci a dormire bene?»

«Oh, no, no.» disse Ray, «Ho appuntamento con Goo per ripetere insieme la lezione del professor Astarot.»

Ray passò una mano dietro al suo collo come per grattarselo; quando mentiva e improvvisava una risposta si sentiva sempre in imbarazzo.

«Celsius dovrebbe essere felice di avere uno studente come te, attento a seguire le sue lezioni… invece di premiarti, ti spedisce sempre in punizione.» Miss. Greegram rise amaramente e con la mano tremante accarezzò i capelli folti e neri di Ray.

«Almeno l’aiuto a sistemare i libri in biblioteca.»

«Non dire sciocchezze! Lo so che per voi ragazzi è una noia mortale trascorrere le ore della secondanotte con una vecchia decrepita come me.»

«Ma no…» tentò di confortarla Ray, sapeva che Miss. Greegram soffriva per gli anni che passavano e per l’avvicinarsi alla fine del suo ciclo di vita d’andata.

«Oh, invece è proprio così!» Miss. Greegram vide uno studente comparire lungo la strada e guardò l’orologio al suo polso, era ancora presto. «Tu sei giovane, desideroso di vita… dovresti trascorrere le ore della secondanotte con Lyla McCay.»

«Lyla?» ripeté sorpreso Ray.

«Sì, proprio lei… è una ragazza così carina. Mica come alcune ragazze del tuo livello… come…» si guardò intorno e temporeggiò prima di pronunciare i nomi di «Trisha Malander e Xia Daragon… loro sono tra le peggiori studentesse che abbia mai visto da quando sono a Blackmoon. Quelle due sono delle serpi che se potessero stritolerebbero i loro stessi amici.»

Ray era imbarazzato, non aveva mai pensato a Trisha e Xia come delle ragazze che potessero essere di suo interesse, e affrontare l’argomento di chi faceva battere il suo giovane cuore con Miss. Greegram, lo metteva tremendamente a disagio.

«Lyla,» tornò a ripetere Miss. Greegram «lei, invece, è così sveglia e amorevole.»

Ray arrossì e sfuggì lo sguardo. Avrebbe sostenuto molto meglio un interrogatorio dei Guardiaronda piuttosto che le insidiose insinuazioni dell’anziana bibliotecaria.

«Lyla è un’amica di Sid.» riuscì a dire Ray come se avesse pronunciato una frase lunghissima ed esplicativa. E non avrebbe aggiunto una parola sul fatto che Goo era cotto e stracotto di Lyla. Non c’era bisogno di dirlo, perché sapeva che Goo in presenza della ragazza dai capelli rossi diventava maldestro più di un novello Buiocontabile alle prese con le prime concessioni di luce. Miss. Greegram ne era stata testimone soltanto alcune secondenotti prima.

«Forse…» disse Miss. Greegram facendo vagare la mente, «forse lei è innamorata di tuo fratello!» Il volto pieno di rughe della donna si distese in un grande sorriso. Miss. Greegram aveva lo sguardo lucido, ripensando ai tempi in cui anche lei sentiva il cuore sciogliersi alla vista della persona da lei amata.

«Oh, non saprei…insomma… cioè non saprei se a Sid piace… non… non ne abbiamo mai parlato.» farfugliò Ray quasi in preda al panico. «Ma lei non mi piace, è molto carina ma non come…» arrossì immediatamente e si bloccò; cercò di guardare altrove ma il volto di Scarlett con la piccola cicatrice sulla guancia annebbiò i suoi pensieri.

«Ecco, vedi che c’è qualcuno nel tuo cuore? Dovresti impegnarlo in questo modo il tempo della secondanotte.»

«Ho solo quindici anni, Miss. Greegram.» disse Ray impacciato.

«L’amore non ha età, Ray. Ricordo perfettamente che Ed e Nook appartenevano l’uno all’altra già dal sesto livello. Hanno imparato ad amarsi primanotte dopo primanotte, finché la morte non li ha divisi per sempre. Loro, insieme a Bolt e Vincent, erano inseparabili.»

Miss. Greegram sospirò, aveva visto così tanti studenti crescere e diventare parte integrante di BlackBay Side, che sapere che Ed non fosse più tra i vivi la rattristava.

«E lei…» osò chiedere Ray, ormai libero da qualsiasi paura di indagare il passato delle altre persone, vicine o lontane a lui che fossero, «lei ha mai amato qualcuno?»

«Che domande, Ray!» Miss. Greegram sobbalzò dalla panchina e si avvicinò ancora di più a Ray e prese a parlare con una voce calda e piena di dolcezza. «Chi non ha mai amato in questo mondo, non ha un cuore. Io sono stata fedele a un solo uomo che l’Oltrecosta mi ha portato via troppo presto… per questo motivo non ho mai avuto una famiglia tutta mia… il mio cuore è ancora suo.»

Ray si accorse di essere spalla a spalla di Miss. Greegram, come se lei fosse una nonna che raccontava i suoi anni migliori al giovane nipote che si affaccia alla vita adulta fatta di avversità e di emozioni.

La semplicità con cui Miss. Greegram stava raccontando il suo passato, proprio a lui, uno studente che aveva ancora due cicli di vita davanti a sé, fece capire a Ray quanto il volersi bene prescindeva dai ruoli rigidi e istituzionali che erano imposti dal regolamento della Regina Adelia.

Altri due studenti risalirono Blackmoon Avenue avvicinandosi all’ingresso della scuola, guardandosi intorno e interrogandosi perché non fosse ancora possibile entrare e raggiungere i vari livelli.

«Ti faccio una promessa, Ray.» Miss. Greegram sospirò di nuovo e si alzò pian piano dalla panchina per andare ad aprire la grande porta d’ingresso della scuola. «Una secondanotte andremo io, tu, Sid, Lyla e Goo al NightlyNight per bere un caldo Cosmolatte… proprio come facevo con i tuoi fratelli e Vincent ed Edward, e racconterò anche a voi di quanto abbia amato il mio sfortunato Meridian.»

Ray annuì e non disse nulla. Le secondenotti trascorse in compagnia di Bolt, Nook, Ed e Vincent erano speciali per Miss.Greegram, e per Ray ritrovarsi al NightlyNight con lei, suo fratello e i suoi amici, era il segnale che l’anziana bibliotecaria era pronta a ricreare un legame esclusivo con un altro gruppo di studenti. E lui ne faceva parte. Sentì il petto riempirsi di felicità e d’orgoglio.

«Ora è meglio che vada, non vorrei che arrivasse Celsius… e spedisse anche me in punizione dal preside Starling per essere in ritardo.»

Miss. Greegram e Ray sorrisero divertiti, e il giovane Owlers l’aiutò con la borsa, mentre la donna, sempre tremante, la sistemò sulla sua spalla. Da una delle tasche laterali cadde una piccola agenda, quella su cui Miss. Greegram segnava i nomi degli studenti che finivano in punizione da lei.

L’agenda cadde ai piedi della donna che si abbassò per raccoglierla, ma Ray l’anticipò dimostrando di essere un perfetto piccolo galantuomo, rispettoso sia delle donne che delle persone anziane.

Ray alzò lo sguardo e vide il pantalone di Miss. Greegram; notò lo stesso dettaglio che aveva già visto la primanotte in cui era finito nell’ufficio del preside Starling dopo aver visto il pettirosso: sotto il pantalone dell’uniforme, Miss. Greegram indossava delle calze rosse. L’anziana donna, accorgendosi dello sguardo preoccupato di Ray, si affrettò a riprendere l’agenda dalle mani del ragazzo.

«Dovrebbe fare attenzione.» disse Ray.

«Di cosa parli?» Miss. Greegram tentò di essere vaga e guardò ancora una volta l’orologio al suo polso, stava davvero per essere in ritardo.

«Del colore rosso… qualcuno potrebbe pensare che sia anche lei legata ai Red Sparks.»

Miss. Greegram restò con la bocca mezza aperta e con le labbra tremanti. Ray ebbe la sensazione che la donna non fosse spaventata da ciò che aveva appena detto, ma fosse stupita, e non riusciva a capire perché avesse reagito così sentendo il nome dei ribelli.

«Non dire sciocchezze, Ray.» Miss. Greegram si guardò intorno, ma, a parte gli studenti che erano fermi poco lontano dall’ingresso di Blackmoon, non c’era nessuno. «Non devi neanche pensarle cose del genere. Il divieto impedisce di mostrare il colore rosso, ma sotto i pantaloni non lo vede nessuno.»

«Ma è contro il regolamento.»

«Il regolamento non tiene conto dei legami affettivi. Non si può ridurre tutto al bianco e al nero. Un colore non può far male.»

«Lo so,» disse Ray, pensando anche alle parole di Nook riguardo al nastrino rosso del sacchetto dei semi del fiore d’ombra preso da Madame Pomme. «ma per alcuni è un ideale che può costare caro.»

«Suvvia, Ray, capisco la tua preoccupazione, ma nessuno fa mai attenzione alla vecchia bibliotecaria di Blackmoon, figurati se interessa il colore delle mie calze. Nessuno andrebbe mai a guardare le vecchie gambe di una signora.» disse ironicamente Miss. Greegram sistemandosi il pantalone nero sulle caviglie.

«A parte dei ficcanaso come me.» disse Ray sdrammatizzando, e Miss. Greegram accennò un sorriso.

«Sai quanto tengo a te, a Sid…a tutta la tua famiglia,» Miss Greegram ripose la piccola agenda nella tasca da cui era caduta e la richiuse. «e per questo ti dico di fare attenzione, Ray. Non parlare con tutti di rivoluzione, di Red Sparks…»

«di Shane Bodyen.» la anticipò Ray.

«Esatto… hai sentito cos’è successo al povero Nebo Seville per aver pronunciato il suo nome e aver inneggiato alle sue azioni?»

«È stato arrestato.» affermò Ray. Il chiacchiericcio di un gruppo di studenti scesi alla fermata della metropolitana di Blackmoon fece dissolvere il silenzio che incombeva in tutta la strada. Tra loro vide Trisha e Marissa Malander e Xia Daragon, e Ray convenne che il loro sguardo era davvero simile a quello di rettili pericolosi e viscidi.

«Non è stato solo arrestato… è stato spedito alle prigioni di Sankers Town, e probabilmente ci resterà per tutti e due cicli di vita!»

«Non è giusto.» disse Ray guardando in direzione della perfida Trisha Malander.

«Niente è giusto, ma sono le regole. Se solo sapessero che ne stiamo parlando…» Miss Greegram si zittì quando il gruppo di studenti passò di fianco a loro e riprese a parlare solo quando furono lontani. Trisha Malander non disse nulla, eppure fissò Ray per tutto il tempo finché non dovette guardare davanti per evitare d’inciampare.

«Se solo sapessero che ne stiamo parlando, i Guardiaronda verrebbero a rovistare nelle nostre case, tutti i nostri cari sarebbero interrogati fino allo sfinimento.»

«Starò attento.» rispose Ray prefigurandosi che i Guardiaronda potessero trattare nuovamente Nook com’era successo nella libreria del vecchio Owie. «e anche lei deve esserlo.» Ray gettò uno sguardo alle caviglie della donna.

«Lo sarò, Ray, anche perché se dovesse accadermi qualcosa, ognuno di voi studenti mi mancherebbe da morire.» La mano tremante di Miss. Greegram afferrò il braccio di Ray, e il suo sguardo sembrò perdere parte della dolcezza e gentilezza che lo contraddistingueva. «Tu, però, non devi solo essere cauto… devi essere invisibile.»

Ray non capì cosa intendesse l’anziana bibliotecaria e la fissò con fare interrogativo.

«Lo percepisco che qualcosa in te è cambiato…» esordì Miss. Greegram con le labbra che tremavano di nuovo, «non avresti mai parlato così liberamente dei Red Sparks.»

«È per ciò che ha detto Nebo allo stadio di Waterball…» tentò di dire Ray. Non le avrebbe detto altro. Non l’avrebbe messa in pericolo parlandole del libro Animali del mondo di prima e del pettirosso.

Miss. Greegram lo interruppe.

«So riconoscere quando il desiderio di conoscenza prende il sopravvento. Ma sai, Ray, tutto ciò che facciamo, tutto ciò che diciamo, non passa inosservato. Capisco il tumulto che senti dentro di te… in fondo, Shane è parte della tua famiglia. È naturale che tu voglia sapere di lui… più sarai silenzioso, più nessuno ti noterà e ti farà domande.»

Miss. Greegram si voltò e vide gli studenti guardare nella sua direzione in attesa che le porte di Blackmoon fossero aperte; prese le chiavi magnetiche dalla sua tasca e si avviò all’ingresso.

«Non capisco…» Ray restò alcuni secondi in silenzio e poi si avvicinò di nuovo alla bibliotecaria. «lei è la prima persona che non m’impedisce di cercare informazioni su Shane Bodyen.»

«Ti chiederai perché.»

Ray annuì.

«Ehi, vecchia, ti muovi ad aprire, o devo fare un reclamo al preside?» la voce acuta di Trisha Malander risuonò per tutta la strada e arrivò alle orecchie di Miss. Greegram come un insulto farcito con chiodi e filo spinato. Lei amava tutti gli studenti di Blackmoon, eppure i Malander e tutti coloro che orbitavano intorno a loro, non le erano mai piaciuti.

«Arrivo, arrivo.» replicò Miss. Greegram «piccola serpe insolente.» aggiunse sottovoce.

«Aspetti!» Ray le si parò davanti, ma Miss. Greegram restò ancora in silenzio. Alle sue spalle, arrivò la pattuglia dei Guardiaronda predisposta al presidio di Blackmoon.

«Quello che cerchi, Ray caro, potrebbe costarti sofferenza e sacrificio.» bisbigliò all’orecchio del ragazzo quando i Guardiaronda li superarono. Al solo pensiero Miss. Greegram portò una mano al petto come se il suo cuore fosse stretto da una morsa. «Ho già visto altri come te… e la conoscenza può salvarti o condurti in luoghi ancora più bui di BlackBay Side.»

«Più bui?» chiese perplesso Ray. «Cosa c’è di più buio della notte?»

«L’oscurità, Ray… la più profonda e recondita oscurità spegne anche la luce dell’anima, quella che muove i sogni.» Miss. Greegram carezzò il volto di Ray e, prima di voltarsi e riprendere a camminare, disse: «Ti chiedo di fare attenzione, perché so che tu non rinuncerai ai sogni.»

Ray non replicò, restò fermo a riflettere su una conversazione che, era certo, prima della finale di Waterball non sarebbe mai avvenuta. Non aveva ben capito le parole di Miss. Greegram, eppure Ray sentiva che quelli dell’anziana donna fossero i consigli più sinceri che avrebbe mai potuto ricevere da un adulto, lì a BlackBay Side.

Capitolo Quindici – Dov’è Dorian Trooly?

Miss. Greegram aveva schiuso un pensiero recluso nella mente di Ray da sempre. Un pensiero che spaventava, un pensiero che non era concesso tramutare liberamente in parole. Nessuno poteva parlare positivamente dei sogni: era il regolamento, e la paura del Cronoblio, o delle prigioni di Sankers Town, aveva zittito l’intera popolazione di BlackBay Side.

Eppure Miss. Greegram aveva osato parlarne senza paura; allo stesso modo in cui indossava le calze rosse sotto l’uniforme imposta dal regolamento, non temeva d’incappare in un interrogatorio dei Guardiaronda per spiegare il significato delle sue parole e dei suoi gesti.

Miss. Greegram, nonostante fosse vicina alla fine del suo ciclo di vita d’andata, mostrava tutto l’ardore che bruciava nel cuore dei più giovani, nel cuore di coloro che, anche nella solitudine dei loro pensieri, non avevano rinunciato all’immaginazione a favore di occhi bendati e buio totale.

Ray, seduto da solo su una panchina all’ingresso di Blackmoon, mentre gli studenti arrivavano a piccoli gruppi e si avviavano con ordine all’ingresso sotto lo sguardo vigile dei Guardiaronda, continuò a pensare ai sogni. E uno dei suoi più remoti desideri era vedere BlackBay Side illuminata dalla luce del sole: l’intera città sarebbe stata bellissima.

Tutti i vialetti di Gloomer Street non sarebbero più stati immersi nel buio, ogni cosa sarebbe stata chiara e visibile anche da lontano. Ray immaginò Morose Avenue avvolta dai raggi solari, provò a indovinare quale tonalità di blu avesse il mare trapassato dalla luce. La sabbia sulla spiaggia che delimitava Downmoon sarebbe stata calda e accogliente, e anche le onde dell’oceano avrebbero avuto forma oltre il sordido rumore di qualcosa che sbatte sul bagnasciuga.

“Se il sole esistesse ancora, riuscirei a vedere molto più lontano, vedrei Goo spuntare con la sua testa bionda.” Pensò Ray, poi guardò in direzione dell’uscita della metropolitana di Blackmoon Avenue, sperando di vedere arrivare l’amico. Le piccole luci sul marciapiede non permettevano di vedere a lunga distanza, e, oltre alcuni edifici a ridosso della scuola, tutto era nero, così tornò a guardare gli studenti che arrivavano sempre più numerosi a Blackmoon.

Vide Nadine Hailsea camminare al fianco di Sandy Wetor, un’altra compagna dell’ottavo livello, con lo sguardo spento e ancora segnato dall’interrogatorio nell’ufficio del preside Starling durante la primanotte precedente. La paura e le minacce stavano spegnendo anche i sorrisi, oltre ai sogni.

Ray, per ingannare il tempo, prese a guardare uno a uno gli studenti che passavano davanti alla panchina dove lui era seduto, sperando che anche Dorian Trooly passasse da lì e gli potesse chiedere apertamente perché aveva comprato Animali del mondo di prima alla libreria del vecchio Owie. Ma del nuovo arrivato non vi fu alcuna traccia.

Arrivarono, invece, gli studenti dell’undicesimo livello: i tre apprendisti per diventare consiglieri reali camminavano uno di fianco all’altro con le mani congiunte dietro la schiena, la bocca serrata e le orecchie aperte per carpire anche il più piccolo bisbiglio; la classe dei buiocontabili era un folto gruppetto di ragazzi e ragazze con gli occhiali e la schiena già curva come chi aveva trascorso anni e anni a fare calcoli sulle concessioni di luce; gli studenti di Esplorazione e Difesa dell’Oltrecosta, portavano un binocolo all’altezza della cintura e la maggior parte di loro aveva i capelli lunghi sulle spalle per imitare il loro professore e mentore Bolt Owlers.

Bolt aveva trovato qualcuno per cui essere fonte d’ispirazione lontano da casa, lontano dagli abbracci e dai sorrisi dei suoi fratelli.

Ray, oltre a individuare tutti gli studenti dell’undicesimo livello, dove gli studi erano finalizzati a scegliere il lavoro per entrambi i cicli di vita, riuscì anche a riconoscere lo status delle famiglie di appartenenza soltanto dall’espressione dei loro volti.

Un bambino al primo livello aveva gli occhi sgranati dalla paura, e la sua uniforme di seconda mano lasciava intuire la sua provenienza: Downmoon. Ray scommise che fosse il vincitore di quell’anno dell’Astoria, la borsa di studio che permetteva a un abitante degli altri tre quartieri di BlackBay Side di studiare a Blackmoon.

Sid comparve in compagnia di Lyla e altri studenti del sesto livello all’altro lato della strada, era così preso a parlare e a mettersi in mostra con tutti che non si curò né di fare silenzio come tutti gli altri studenti, né si accorse di Ray seduto da solo sulla panchina. Ray non cercò il suo sguardo e lasciò che raggiungesse l’ingresso senza fermarsi a parlare con lui.

Un ragazzo alto e grosso, con la camminata fiera e la fascia nera sistemata alla perfezione sul braccio destro, sorrideva sotto la barba rasata che puntellava il suo viso pallido. La cura che lo studente aveva riservato ai suoi capelli e le scarpe lucidate simboleggiavano che anche lui viveva a Goreon come Ray, e che fosse il figlio di un’autorità vicina alla Regina Adelia. Solo coloro che appartenevano ai Dipartimenti, e i loro figli, riuscivano a sorridere del terrore degli altri, solo loro riuscivano a mostrarsi superiori attraverso l’annientamento della libertà di parola. E questo era successo anche a Nebo Seville: aveva provato a parlare del passato e di Shane Bodyen ed era finito a Sankers Town.

Ray non poteva più negare a se stesso che iniziava ad avere una visione molto simile a quella di Sid riguardo il nemico numero uno della Regina Adelia: nessuno garantiva che Shane fosse realmente il male per BlackBay Side.

Ray restò in attesa dell’arrivo di Goo, cercando di non pensare più né a Nebo Seville e ciò che aveva detto alla finale di Waterball, né alle parole di Miss. Greegram. Si guardò intorno, si accorse che la maggior parte degli studenti di Blackmoon era già nelle aule ai vari livelli, e i Guardiaronda picchettavano l’ingresso della scuola come fosse una prigione.

Ray sentì qualcuno fischiettare alle sue spalle. Si voltò e vide Goo, spensierato come sempre, arrivare con la sua borsa dei libri che toccava quasi l’asfalto della strada a causa del suo eccessivo peso.

«Quante corse della metropolitana hai perso?» chiese Ray appena Goo poggiò la borsa dei libri sulla panchina. Il giovane Carter la tolse dalla spalla su cui gravava il peso e si stiracchiò.

«Soltanto tre.»

«Soltanto?» lo sbeffeggiò Ray. Senza chiedere il permesso aprì la borsa dei libri di Goo e cercò tra i volumi.

«Tranquillo, quel che cerchi è a casa, al sicuro.» disse Goo sistemandosi la camicia bianca nei pantaloni. «Ho imparato che bisogna essere prudenti. Mia madre l’avrà ripetuto milioni di volte in poche ore.»

«Ottimo lavoro, Goo. Hai scoperto qualcosa su…» Ray abbassò la voce «come risolvere la sciarada?» Ray si voltò verso la porta d’ingresso della scuola stagliata in lontananza e vide i Guardiaronda avanzare verso di loro. Non era rimasto nessun altro studente.

«No.» disse deluso Goo, «Ho provato a mettere insieme tutte le lettere che compaiono quando sono illuminate dalle Piccolestelle ma non capisco…»

«Aspetta!» gli intimò Ray. I Guardiaronda si avvicinavano sempre più a loro. «Parliamo dopo, prendi!» Ray estrasse i biscotti Orione dalla sua borsa e li porse a Goo. Il giovane Carter sfoggiò un sorriso a tutto tondo, e sembrò riprendersi dal fallimento della soluzione della sciarada su Animali del mondo di prima. Prese un biscotto dalle mani di Ray e sentì l’appiccicaticcio delle tre amarene incassate nella dolce forma rettangolare, lo morse e scosse la testa assaporando lentamente ogni singola briciola. Anche Ray ne morse uno e prontamente prese il libro Geografia dell’altro mondo e lo aprì sulla panchina su cui erano seduti.

«Perché hai preso questo libro?» Goo sputacchiò un pezzo del biscotto Orione che finì sulla sua borsa.

«Sta zitto, e mangia!» disse sottovoce Ray. Riusciva a sentire ogni singolo pesante passo dei Guardiaronda. Goo alzò anche lui lo sguardo oltre le spalle di Ray e vide tre sagome che si avvicinavano a passo spedito. Ingoiò quasi senza masticare il resto del biscotto Orione che aveva in bocca, e preso dalla furia del momento si allungò per prenderne un altro dalla borsa di Ray. Non sapeva perché l’avesse fatto, odiava mangiare uno dei suoi cibi preferiti senza assaporarlo e abbuffandosi senza sosta, ma la tensione lo spingeva a fare gesti e azioni che non avrebbe mai fatto in situazioni di normalità.

Ray sfogliava con tranquillità il libro e prese a parlare, come se fosse immerso in una fitta conversazione con l’amico dai capelli biondo cenere.

«Le paludi di Berlino hanno dato vita alle prime mutazioni della nuova era. I Karbuti che sono sopravvissuti alle tempeste solari che hanno innalzato le temperature fino a 70 gradi, incenerendo la maggior parte della Foresta Nera, si sono nutriti con i pesci e la vegetazione che ha iniziato a germogliare dopo la grande onda solare, e da lì hanno iniziato a perdere il loro aspetto umano.»

Goo stava per replicare che conosceva a memoria quella parte del libro che Ray stava recitando come se interrogato dal professor Astarot, ma fu fermato ancor prima che potesse dire qualcosa.

«Che ci fate ancora in strada? State per infrangere il regolamento.» Ray e Goo si voltarono istintivamente e videro tre Guardiaronda che li circondavano. «Tra pochi minuti iniziano le lezioni e voi siete in un posto in cui non dovreste essere. Nome, età e livello.»

«Ci scusi, signor Guardiaronda,» rispose subito Goo «è colpa mia che…»

«Che non si sbriga a mangiare un biscotto, e a finire di ripetere la lezione del professor Astarot.» lo interruppe Ray.

Sapeva che Goo stava per dirgli la verità, che era in ritardo e che aveva perso ben tre corse della metropolitana. I ritardatari, soprattutto provenienti da Downmoon, non erano mai visti di buon occhio. Erano una falla nel rigido sistema organizzato dalla Regina Adelia.

«Nome, età e livello.» tornò a dire il Guardiaronda che sembrava essere il capo del trio; non sorrise, non sembrava interessato alle giustificazioni dei due studenti.

«Ray Owlers, quindici anni, ottavo livello.»

«Goodwin Carter, età e livello uguale a lui.» rispose Goo stringendo nella mano ciò che restava del biscotto Orione. Anche Ray esternamente mascherò la tensione che gli faceva tremare ogni parte del corpo, anche il labbro superiore, ma, dopo l’incontro con Warwick alla libreria del vecchio Owie, non avrebbe contraddetto nessuno di loro.

Uno dei due Guardiaronda ai lati di Goo e Ray aprì il suo pesante cappotto ed estrasse un palmare grande poco più di una scatola di fiammiferi e pronunciò attraverso l’auricolare i nomi dei due ragazzi. Ray continuò a mangiare il suo biscotto Orione e osservava la situazione. Il terzo Guardiaronda, il più giovane e basso del gruppo, probabilmente era al suo primo anno di attività e si ritrovava nel bel mezzo di una situazione d’emergenza come il possibile ritorno di Shane Bodyen. Aveva la mano ferma sulla cintura del suo cappotto, sotto il quale, tra le tante armi in dotazione, vi era il sensore per il Cronoblio. Ray non lo vide, ma sapeva che il Guardiaronda sarebbe stato pronto a utilizzarlo per scacciare la paura che circolava nelle sue vene.

Dal piccolo palmare provenne un fascio di luce che proiettò sull’asfalto buio l’ologramma della scheda con i dettagli riguardanti Goo.

«Qui dice che il biondino viene da Downmoon.» disse il Guardiaronda leggendo la scheda, «è figlio degli Spazzastrada Carter. Ha vinto la borsa di studio Astoria.»

Il Guardiaronda più vicino a Ray e Goo fece un sorriso sprezzante che racchiudeva tutta la considerazione che aveva per gli abitanti di Downmoon. Goo chinò la testa e finì di mangiare il biscotto Orione senza provare a dire nulla. Non sarebbe servito, avrebbe soltanto peggiorato la situazione.

«Nessuna irregolarità.» concluse il Guardiaronda, e con la mano sfogliò la scheda olografica per controllare che tutto fosse in ordine.

«E sull’altro? Che informazioni abbiamo?» disse il Guardiaronda vicino a Ray. «È un Owlers.» aggiunse come per far capire che nulla doveva sfuggire di ciò che era scritto sulla scheda olografica.

Il Guardiaronda armeggiò alcuni secondi con il suo palmare, poi si avvicinò all’altro e gli mostrò la scheda di Ray che era proiettata sull’asfalto nero.

«Dai registri risulta che è stato fermato di recente. A Marketmood, dalla pattuglia del Capitano Warwick.»

Goo cercò lo sguardo di Ray per avere conferma che ciò che il Guardiaronda aveva appena detto fosse vero. Ma Ray evitò di scambiarsi con l’amico qualsiasi gesto d’intesa che potesse infastidire i perquisitori.

«Hai avuto un grande onore. Il Capitano non è solito fare pattugliamenti in quella fogna sotterranea che chiamate mercato.» disse il Guardiaronda guardando Ray dritto negli occhi.

«Stavo comprando un libro, non stavo infrangendo nessuna regola.» rispose Ray.

Il Guardiaronda continuò a leggere la scheda di Ray e la sua aria vittoriosa si spense dopo pochi secondi. «Ha ragione, non hanno trovato nulla. Il Capitano Warwick li ha lasciati andare, era tutto in regola.»

Il capo del trio divenne rosso dalla rabbia, sul suo volto si leggeva la voglia di punire pesantemente tutti coloro che gli capitavano a tiro. «Vediamo adesso cosa c’è nelle vostre borse.»

Ray e Goo obbedirono e poggiarono tutti i libri all’interno delle borse sulla panchina. I volumi che Goo portava sempre con sé formarono una torre alta il doppio rispetto a quella di Ray e sembrava pronta a crollare appena fosse stata toccata. Goo prese anche un piccolo pacchettino con alcuni biscotti Coccomete e li mise di fianco ai libri, per dimostrare che la sua borsa fosse vuota.

«Che c’è, ragazzo, hai paura che a Downmoon entrino in casa e ti rubino tutti i libri? Per questo li porti tutti con te?» disse il Guardiaronda con il palmare. Una risata viscerale e cattiva si propagò per tutta la strada.

Goo sentì gli occhi riempirsi di lacrime, era stanco di sentirsi schernire per la sua provenienza. I Guardiaronda presero a ispezionare singolarmente ogni libro, e dopo averlo fatto li gettavano senza cura per terra. La maggior parte dei libri furono stropicciati e Goo si chinò per sistemarli e riporli nuovamente nella borsa.

«Il pezzente non ha nulla di compromettente.» disse il più giovane dei Guardiaronda con voce poco convinta. Gli risultava difficile incutere terrore anche quando non necessario, allora per dimostrare di essere all’altezza del suo ruolo, prese i biscotti Coccomete che Goo aveva poggiato sulla panchina e li calpestò.

Ray era al limite, non sapeva se sarebbe riuscito a trattenersi ancora a lungo senza dire una parola.

«Vediamo Owlers che cos’ha da nascondere, invece.» I tre Guardiaronda si avvicinarono come se fossero in una sala operatoria dello StarCross Hospital e cooperassero per analizzare tutti i volumi.

Sulla piccola pila di libri di Ray spiccava Raccolta dei Racconti della Secondanotte.

«Un libro di favole.» disse argutamente il capo del trio, «Sei proprio una mammoletta, Owlers.»

«Io questo libro lo conosco.» disse il più giovane dei Guardiaronda.

Ray trasalì, sperò che non avesse letto la fiaba Oltre la gabbia della paura. Anche uno stupido avrebbe capito che quella storia parlava di libertà, di ribellione… di rinascita. Ray restò immobile, in attesa che il giovane Guardiaronda continuasse a parlare.

«Questo è il libro delle fiabe con cui una volta mi sono pulito il culo.» sogghignò come una iena e gli altri due che gli fecero eco, poi prese il volume e lo gettò pesantemente lontano dalla panchina. «Un libro del genere serve solo a quello… è carta igienica.»

Ray si mosse per andare a recuperarlo, e il Guardiaronda con il palmare gli si parò davanti.

«Quanta fretta per un libro. Cos’ha di così importante?»

«È un regalo.» rispose soltanto Ray.

I Guardiaronda si guardarono tra loro e furono schifati dal sentimentalismo di Ray.

«Sei un debole, Owlers.» Il Guardiaronda con il palmare prese Ray per un braccio e lo fece sedere sulla panchina mentre Goo sistemava ancora i libri nella sua borsa.

«Siediti qui. Non abbiamo finito di controllare le tue cose.»

«Sissignore.» rispose Ray ubbidendo e andando contro la sua voglia di piantare pugni nell’addome del Guardiaronda che l’aveva appena strattonato.

Dopo alcuni minuti, e dopo aver ispezionato libro per libro, sfogliando in cerca di annotazioni o foglietti volanti, i tre Guardiaronda si arresero all’evidenza: i due ragazzi non avevano nulla di compromettente, né tanto meno qualche indizio che li collegasse a Shane Bodyen.

«Vi è andata bene,» disse il capo del trio allontanandosi dalla panchina, «ma io odio,» e su questa parola i denti sfregarono tra loro quasi come se fossero pronti a frantumarsi «io odio chi mi fa perdere tempo.»

Goo deglutì, sentì l’ultimo granello di cacao del biscotto Orione scendere lungo la sua gola. Ray, invece, si affrettò a recuperare il libro Raccolta di Racconti della Secondanotte e rimise tutti i volumi nella sua borsa.

«Al termine delle lezioni, siete convocati nell’ufficio del preside Starling.» disse il Guardiaronda armeggiando con il palmare.

«Perché?» sussultò Ray.

«Non ti hanno insegnato che non si fanno domande dopo un ordine?» il capo del trio fece scrocchiare i pugni e il rumore che provocarono le sue massicce ossa tramutò quelle parole in una minaccia ancora più terribile.

«Non abbiamo nulla da nascondere, e l’ha visto anche lei, Signore.» disse tutto d’un fiato Ray, e subito dopo sentì come se gli mancasse l’aria alla testa. Stava combattendo contro la voglia di restare in silenzio e non fare domande, ma ormai, sentiva che qualcosa era cambiato dentro di lui. Sapeva che restando in silenzio avrebbe fatto un favore anche a se stesso, avrebbe dimostrato di accettare le regole e gli ordini senza il minimo dissenso, ma doveva imparare a gestire quest’aspetto del suo carattere. Era Sid a comportarsi come aveva appena fatto, non lui.

«Il preside Starling,» disse il capo del trio cercando di contenere la sua rabbia «sta interrogando personalmente tutti gli studenti, e voi non sarete esclusi. Fine della questione. Adesso, andate al vostro livello e non perdete più tempo.»

«Sissignore,» dissero Ray e Goo all’unisono, presero le borse dalla panchina e si avviarono verso l’ingresso di Blackmoon. I tre Guardiaronda si spostarono e lasciarono passare i due ragazzi sotto il peso del loro sguardo da soldati, e mentre Ray e Goo procedevano a ritmo spedito lungo il viale alberato della scuola li osservarono senza perderli di vista.

«Dannazione,» fu la prima esclamazione di Goo appena entrò in ascensore e Ray schiacciò il pulsante per l’ottavo livello. «hanno rovinato tutti i miei libri e calpestato i miei biscotti Coccomete.»

Alle parole di Goo, Ray capì quanto l’amico, preoccupato per lo più per i suoi biscotti, ancora non percepisse la gravità della situazione che stava vivendo BlackBay Side. Lui, invece, dopo un altro incontro con i Guardiaronda, capì cosa intendesse Miss. Greegram quando parlava di essere invisibile.

«Goo… tu vuoi aiutarmi a risolvere la sciarada, vero?» disse Ray guardando l’amico negli occhi.

«Che domande sono? Certo che sì!»

«E allora devi essere puntuale, non puoi perdere tre corse della metropolitana per arrivare a Blackmoon, né dobbiamo farci vedere in giro in orari in cui dovremmo essere a scuola o a svolgere le attività della secondanotte. Non possiamo permettere che qualcuno si insospettisca. È la seconda volta che sono stato perquisito dai Guardiaronda in meno di due primenotti, e non va bene…» Ray sputò fuori tutto d’un fiato, come se la sua fosse davvero una corsa contro il tempo.

«Sei stato già perquisito?» chiese sgomento Goo «Allora il Guardiaronda aveva ragione. Dove? Quando?»

«L’hai sentito anche tu prima. A Marketmood, nella libreria del vecchio Owie.»

«E chi sarebbe Owie?» Goo aveva così tante domande che entrambi i ragazzi non si accorsero di essere quasi arrivati al loro livello.

«Oh, insomma, mi lasci finire?» lo interruppe Ray, «dopo ti racconto tutto per bene… e sono sicuro che ti piacerà sapere chi è Owie. Ma adesso ascoltami…»

Goo si meravigliò di quanto Ray fosse serio.

«Se dovesse capitare ancora una volta di essere fermati e perquisiti dai Guardiaronda, potrebbero arrivare a casa mia, o casa tua e chiedere spiegazioni del perché stia accadendo così spesso. E sappiamo entrambi che non possiamo permetterlo.»

Goo sapeva che Ray non si riferisse solo al libro Animali del mondo di prima, ma soprattutto alle concessioni di luce che lui e suo padre rubavano ai Buiocontabili.

«Dobbiamo essere invisibili. Nessuno deve vederci.» concluse Ray mentre si aprivano le porte dell’ascensore giunto all’ottavo livello.

«Ci vorrebbe il Sapere Perduto per essere invisibili… oppure essere un Karbuti.» disse Goo scherzando.

«No, basta essere attenti e puntuali.»

Goo, camminando nel corridoio ormai vuoto, abbassò la testa e prese a frugare nella sua borsa.

«Avevo portato i Coccomete per fare colazione… non ho neanche avuto tempo di farla a casa.»

«Ho altri biscotti Orione, li puoi mangiare tutti tu.» rispose Ray.

«Davvero? E dove li hai nascosti? Hanno rivoltato la tua borsa come un calzino.»

«Appunto, hanno controllato la borsa… ma i Guardiaronda sono stupidi.» disse Ray mentre si avvicinavano alla porta della loro aula. «Non hanno perquisito le tasche dei pantaloni.»

Dicendo ciò estrasse i biscotti Orione e li passò a Goo che sorrise e li sniffò per carpirne l’odore.

«Sei astuto.»

«No,» rispose Ray. «sono loro che seguono le regole troppo rigidamente. Basta poco per ingannarli.»

«Forse non riuscirebbero a vedere il sole neanche se fossero accecati dalla luce.» disse Goo portandosi una mano alla bocca per trattenere una risata.

«Scarlett!» esclamò Ray all’improvviso fermandosi di scatto sul ciglio della porta dell’aula. Le parole di Goo gli ricordarono l’intensa luce che illuminava il fiore d’ombra nel piccolo giardino di casa Dows. «Dimmi che ti sei ricordato di avvertire Scarlett dei pattugliamenti dei Guardiaronda.»

«Diamine…no.» Goo perse tutto il suo sorriso per aver fatto un altro errore.

«Sapevo che l’avresti dimenticato, Goo. Ti avevo chiesto soltanto una cosa, e tu l’hai scordata.» La voce di Ray rimbombò nel corridoio vuoto dell’ottavo livello.

«Mi dispiace, Ray. Ero così preso dal voler tornare a casa per capire come risolvere la sciarada, che sono passato davanti casa di Scarlett senza fermarmi.»

«Dai,» disse Ray aprendo la porta dell’aula «andremo insieme a Morose Avenue a fine lezione, e parleremo con Scarlett… sperando che capisca la gravità della situazione.»

Goo annuì e anticipò Ray entrando in aula; Ray pensò a Scarlett, al suo viso e alla piccola cicatrice e avrebbe voluta vederla subito per assicurarsi che stava bene.

Il silenzio della classe fece cambiare espressione a entrambi. Ognuno era al proprio posto, e la professoressa Windar era seduta dietro la cattedra sopraelevata. Non era la sua proiezione olografica, era presente in carne e ossa. L’idea di due ore di sostituzione con il professor Lavaron, in cui poter parlare liberamente del libro Animali del mondo di prima, svanirono immediatamente sia per Ray che per Goo.

«Ci scusi per il ritardo, professoressa.» disse Ray piegandosi quasi in un inchino.

La professoressa Windar annuì con la testa e senza dire una parola fece cenno con la mano di raggiungere il loro banco.

Ray scrutò la classe, e notò la serietà che regnava sul volto di tutti. Soltanto Trisha Malander e Xia Daragon non avevano perso il loro ghigno malizioso, e seguirono i due ritardatari con lo sguardo mentre raggiungevano il loro banco.

La professoressa Windar si alzò a fatica dalla sedia e tossì pesantemente. La schiena curva e la mano con cui si reggeva alla cattedra dimostravano che non si fosse ripresa del tutto dall’influenza che l’aveva costretta a casa per numerose primenotti. Le due fasce nere erano state sistemate in modo sciatto, asimmetrico, la camicia bianca era sgualcita e leggermente ingiallita, e i capelli castani lisci sembravano essere attaccati alla testa con la colla e lucidati con olio di pessima qualità.

Ray dedicò solo un piccolo sguardo alla professoressa Windar e tornò a guardare la classe. Essendo la prima ora di lezione, la luce dei monolumi sui banchi era al minimo dell’intensità, e quindi era difficile individuare a prima vista tutti i presenti in aula.

Xia Daragon e Trisha Malander si erano già fatte notare con risolini sommessi, Nadine Hailsea era seduta al suo posto con lo sguardo perso nel vuoto, Sandy Wetor era in attesa dell’inizio della lezione, così come Adam Ocean, Nicholas Quake, Joba Tramontana e tutto il resto della classe. Ray restò fissò a guardare in un punto, quando vide Silver Seville chino con la testa sul libro di Biologia del ciclo di vita d’andata e di ritorno.

Dopo tutto ciò che era successo a suo fratello Nebo, Silver aveva avuto la forza di tornare in aula e non fare ulteriori assenze. Il regolamento era chiaro: anche se influenzati, gli studenti avevano come dotazione la proiezione olografica per seguire le lezioni direttamente da casa.

Ray, in quel momento, provò grande ammirazione per Silver Seville. Nessuno, con un fratello rinchiuso alle prigioni di Sankers Town, avrebbe avuto la forza di uscire da casa e affrontare la vita mostrando naturalezza. Ray sapeva come ci si sentiva ad avere un legame con Shane Bodyen, a essere visto come un appestato, e sperò che non capitasse lo stesso anche a Silver.

“Nessuno dovrebbe mai pagare per colpe che non si hanno.” pensò Ray.

L’idea che Silver fosse collegato a Shane per le parole di Nebo, gli fecero spostare immediatamente lo sguardo in cerca dell’altra persona che aveva creato un’indiretta connessione al rivoluzionario sparito tredici anni prima. Dorian Trooly e Animali del mondo di prima erano un’altra parte di un quadro che mostrava quanto la rivoluzione, per via diretta o meno, avesse una piccola radice in molte famiglie di BlackBay Side.

Ray fu deluso. Dorian non era in aula, esattamente come la primanotte precedente.

“Se fosse influenzato userebbe la proiezione olografica per seguire le lezioni da casa” pensò Ray, invece non vi era alcuna traccia del nuovo arrivato, e nessuno sembrava interessarsi della sua assenza. Neanche Goo, ammutolito come tutti, sembrava aver visto il posto vuoto al banco di Dorian.

«Questa primanotte, essere qui, per me, è una fatica immane.» esordì la Professoressa Windar con un filo di voce. Dall’alto della cattedra sopraelevata nonostante il silenzio che regnava in aula, fu quasi impossibile capire chiaramente ogni parola.

«Cos’ha detto?» chiese subito Goo a Ray.

«Silenzio.» disse Trisha Malander voltandosi verso il banco dei due ragazzi. «Dobbiamo ascoltare ciò che ha da dirci la professoressa.» aggiunse con tono alto per farsi sentire da tutti.

La professoressa Windar capì che sarebbe stato impossibile fare lezione con la voce rauca e l’influenza che faceva scricchiolare le sue ossa. Tornò a sedersi alla cattedra e aprì un cassetto, estraendo un piccolo altoparlante circolare e dei sensori metallici che posizionò sul collo all’altezza delle corde vocali. Collegò un filo all’altoparlante e un breve stridio metallico risuonò nell’aula.

«Adesso va meglio.» disse la professoressa Windar senza aprire bocca. I sensori riuscivano a elaborare i movimenti delle corde vocali senza che fuoriuscisse alcun suono dalla sua bocca «Non amo questi aggeggi tecnologici, e proprio io che v’insegno l’importanza dalla biologia del nostro corpo sono costretta a utilizzarli.»

L’altoparlante e i sensori erano stati progettati per essere utilizzati dalle persone negli ultimi anni del ciclo di vita di ritorno. Spesso, alcuni professori al termine del loro ciclo di ritorno, perdevano la capacità di parlare, e l’unica soluzione per insegnare e comunicare con gli altri era attraverso i sensori.

La professoressa Windar, con le mani unite e composte davanti a sé, guardava tutti gli studenti dell’ottavo livello e parlava senza interruzioni come se fosse un ventriloquo e l’altoparlante fosse la sua marionetta.

«Purtroppo non ho avuto scelta. Sono dovuta tornare a Blackmoon, a fare lezione in classe, perché qualcuno degli studenti del sesto livello ha manomesso la mia proiezione olografica invalidando le lezioni.»

La donna, oltre ai movimenti delle labbra, aveva azzerato anche le espressioni facciali, e i suoi occhi, rivolti proprio su Ray, sembrarono spiritati.

«Lo sappiamo che è stato Sid Owlers e quella Lyla McCay.» tuonò Trisha Malander per attirare l’attenzione di tutti gli studenti su Ray, e così fu.

«E a te chi l’ha detto che è stato Sid?» rispose Goo ingenuamente.

«Vuoi stare zitto?!» Ray gli assestò un calcio all’altezza delle caviglie, e Goo emise un piccolo grido di dolore.

Trisha e Xia risero come il loro solito, Silver non si era voltato a guardare la scena e continuava a tenere la testa china sul libro, mentre tutti gli altri studenti non assecondarono il gioco delle due maligne ragazze e aspettarono che la professoressa riprendesse a parlare.

«I responsabili sono già stati individuati, proprio grazie a sua sorella, signorina Malander.» disse la professoressa Windar attraverso il altoparlante.

Trisha Malander alle parole della professoressa sentì il petto gonfiarsi di soddisfazione.

«E ammetto che tra i sabotatori di una lezione e le spie non saprei chi è meno degno di fiducia tra i due.» aggiunse la professoressa. Un piccolo sorriso velato comparve sulle labbra della donna, ma sparì immediatamente a favore dell’inespressività che aveva adottato appena sistemati i sensori sul collo.

Trisha Malander fu stizzita da quelle parole e sentì le sue guance diventare rosse dalla vergogna. Nessuno osava mai mettere in cattiva luce un membro dei Malander. L’avrebbe detto a suo padre che, in qualità di primo consigliere reale, avrebbe provveduto a redarguire la professoressa Windar.

«A ogni modo, a causa di questo problema tecnico, il preside Starling ha convenuto che tornassi a fare lezione in aula, nonostante l’influenza non sia sparita del tutto.» disse la professoressa Windar soffiandosi il naso. «Riprendiamo la lezione del passaggio dal ciclo di vita d’andata a quello di ritorno. Chi se la sente di ripetere ciò che ci siamo detti l’ultima volta?»

Goo prontamente alzò la mano, battendo Nadine Hailsea sul tempo.

«Bene, signor Carter, prego.» le parole della professoressa Windar si propagarono per tutta l’aula con un suono metallico di ritorno proveniente dal piccolo altoparlante.

«Quando giunge l’ultima secondanotte del ciclo di vita d’andata, al raggiungimento del centesimo anno di vita, i battiti del cuore dell’essere umano si affievoliscono e diventano lenti e impercettibili, fino a quando non si ristabiliscono dopo la fine della prima primanotte del ciclo di vita di ritorno.» disse Goo dal suo banco.

«Possono esserci complicazioni nel passaggio?» chiese la professoressa Windar per far ampliare l’argomentazione, e guardò tra i suoi studenti cercando qualcuno che potesse rispondere.

«Sì.» disse Nadine Hailsea anticipando Goo che rimase con la bocca aperta e l’indice alzato. «L’essere umano che passa da un ciclo di vita all’altro deve trascorrere le ultime ore della secondanotte del ciclo d’andata e le prime del ciclo di ritorno in assoluta tranquillità.»

«Esatto.» tuonò la voce della professoressa dal altoparlante. «E cosa può accadere se l’essere umano subisce stress emotivi?»

«Muore.» disse gelida Trisha Malander «Se un essere umano si spaventa, o ha una conversazione, o semplicemente ascolta una voce che fa suscitare emozioni, i battiti del cuore rischierebbero di aumentare, e l’organismo non potrebbe reggere quell’accelerazione.»

«Giusto, signorina Malander.» la professoressa Windar tornò ad alzarsi reggendo tra le mani il piccolo altoparlante circolare. «Un infarto porrebbe fine al ciclo di vita di ritorno dell’essere umano in questione, con cent’anni d’anticipo, prima della fine della vita allo stato embrionale.»

La donna prese il libro e lo sfogliò finché non trovò l’argomento appena esposto e prese a leggere sempre con la bocca serrata.

«Il ciclo di vita di ritorno è un dono che ha cambiato l’esistenza dell’umanità, e per questo motivo tutti dovrebbero affrontare il passaggio tra i due cicli con serenità, come il raggiungimento di una maturità che potrà essere vissuta per altri cento anni. I deboli, coloro che permetteranno al proprio cuore di non essere in pace nelle ore del passaggio tra i cicli, avranno sempre paura, e la paura può condurre alla morte.»

Le parole lette dalla professoressa Windar fecero ricordare a Ray la paura che aveva percepito in Revant, il guardiano di MarketMood. L’anziano sulla sedia a rotelle che presidiava il mercato aveva espresso apertamente di essere spaventato da ciò che poteva accadere nel passaggio del ciclo di vita, e la preoccupazione per il proprio cuore, che non avrebbe retto fino alla prima primanotte del ciclo di vita di ritorno, turbava la serenità richiesta in quella fase della vita di ogni uomo.

«Adesso,» disse la professoressa Windar richiudendo il libro di Biologia del ciclo di vita d’andata e di ritorno, «continuate a leggere la fine del capitolo sul passaggio tra i due cicli di vita, e al termine segnate tutte le differenze che noterete quando sono analizzati gli organi elencati.»

La luce proveniente dai monolumi poggiati sui banchi degli studenti divenne leggermente più accentuata, e tutti aprirono il libro nel punto in cui la lezione si era interrotta l’ultima volta, prima che Sid e Lyla impedissero alla professoressa di fare lezione al loro livello da casa attraverso la proiezione olografica.

«Ci sono domande?» chiese la professoressa Windar.

Ray alzò la mano. «Professoressa, dov’è Dorian Trooly?» disse Ray istintivamente. Goo lo guardò sbalordito.

«A casa. Dorian è malato…. molto malato.» Si affrettò a dire la professoressa Windar prima che qualcuno le avesse fatto notare che il ragazzo avrebbe potuto usare la proiezione olografica per seguire le lezioni da casa.

Un brusio si levò dagli studenti. Trisha e Xia carpirono lo scambio di sguardi tra Ray e Goo alle parole dalla professoressa Windar. Silver Seville sembrò risvegliarsi dal suo torpore e alzò la testa dal libro di Biologia del ciclo di vita d’andata e ritorno. Nadine e Sandy facevano addirittura fatica a capire cosa significassero le parole della professoressa. Nessuno è mai molto malato in quella fase del ciclo di vita d’andata.

Ray alzò nuovamente la mano. Non sarebbe riuscito resistere un secondo in più seduto al suo posto.

«Che c’è ancora, Ray?» Il volto della professoressa Windar fu molto eloquente: era stanca di essere interrotta, e se avesse potuto avrebbe gridato anche attraverso l’altoparlante.

«Posso andare in bagno?»

«No.» disse categoricamente la professoressa Windar.

«È urgente.»

«Sei appena arrivato in aula è già vuoi trovare sotterfugi per saltare la lezione?»

«La prego.» disse Ray stringendosi le mani sulla pancia. Doveva essere credibile.

«Tornerai subito? O farai come tuo fratello Sid che sparisce per ore intere?»

«Sarò un fulmine.»

«D’accordo, allora vai.» il tono metallico dell’altoparlante non fece capire l’intenzione delle parole, ma il volto della professoressa Windar lasciò trasparire un velo di rassegnazione.

«Che vuoi fare?» chiese Goo sottovoce mentre Ray si alzava dalla sedia.

«Ti spiego dopo, ora non posso.»

Ray camminò a passo spedito verso la porta dell’aula. Passando davanti al banco di Silver gli sorrise, e l’amico ricambiò a fatica. Quel gesto era un segnale che tutto poteva cambiare, partendo dal più semplice delle azioni: sorridere, dimostrare che non tutti sono disposti a emarginare per la paura del ritorno di Shane Bodyen.

Ray chiuse la porta alle sue spalle, si accertò che il responsabile dell’ottavo livello non fosse nel corridoio e corse verso gli ascensori. Entrò e senza esitazione schiacciò il pulsante più in alto, quello dell’undicesimo livello.

Mentre l’ascensore saliva, Ray sentì il cuore che pompava il sangue alla testa più velocemente e percepiva l’aria ferma in gola. Ray sapeva che avrebbe trovato i Guardiaronda all’ultimo livello, sapeva che Miss. Greegram l’avrebbe notato, sapeva che avrebbe potuto incontrare Bolt, ma non poteva aspettare ulteriormente: doveva assolutamente parlare con il preside Starling.

Le porte dell’ascensore si aprirono e una figura magra e longilinea si definì con l’intensa luce dell’ultimo livello di Blackmoon.

«Ray!» esclamò stupito il preside Starling, «Cosa ci fai qui?» aggiunse con tono di voce più basso.

«Le devo parlare.»

«Avevamo un appuntamento dopo le lezioni. Adesso stavo andando al sesto livello, ho una riunione con il professore Sinister.»

«Non posso aspettare, signor Preside.»

«Di che si tratta?» Starling guardò l’orologio al suo polso. Non aveva molto tempo da perdere.

«Di Dorian Trooly e di una vecchia fiaba che racconta la storia di un uccellino in gabbia e uno libero… che sembra proprio un pettirosso.»

Il preside Starling si guardò immediatamente intorno, per assicurarsi che non vi fosse nessuno nelle vicinanze. I Guardiaronda erano lontani, camminavano nel corridoio senza fermarsi davanti alle aule.

«Andiamo dove nessuno può sentirci.» disse il Preside Starling, e prese a camminare verso il suo ufficio.

Ray lo seguì, sperando che rivelargli di aver intuito un legame tra Dorian e il pettirosso fosse stata una scelta giusta.

Continua…

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Questo romanzo si compone di sei parti.

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L’AUTORE

Luigi Formola 27 luglio 1986. Musicista, scrittore e comunicatore. Nel 2013 studia sceneggiatura alla Scuola Internazionale di Comics di Roma. Collabora attivamente con la NPE, come traduttore (Rambo, Origins of Comics) e autore (Bob Dylan – la risposta è nel vento, Milano Criminale, in veste di solo sceneggiatore su soggetto del giallista Paolo Roversi). Nel 2019, pubblica i romanzi Ray Owlers and the Red Sparks, Vol.1 (Resh Stories) e Il Paradiso d’Ottobre. Nel 2020 scrive due storie per l’antologia a fumetti Madala (Ehm Autoproduzioni).